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luglio 14, 2019

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Alcune cose sono belle per quel che sono

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– Poesie –

 

Alcune cose sono belle
per quel che sono.
In quel preciso momento.
Che durino minuti,
ore, giorni o mesi,
non importa.
Non sono belle per quello
che potrebbero diventare.
Per il luogo da cui arrivano.
Sono belle lì, in quel momento
perché sono così.
Sospese.
Appena sfiorate.

Jorge Luis Borges

alcune cose

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luglio 4, 2019

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L’armonia con l’universo

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– Poesie –

 

Ogni mio momento
io l’ho vissuto
un’altra volta
in un’epoca fonda
fuori di me

Sono lontano colla mia memoria
dietro a quelle vite perse

Mi desto in un bagno
di care cose consuete
sorpreso
e raddolcito

Rincorro le nuvole
che si sciolgono dolcemente
cogli occhi attenti
e mi rammento
di qualche amico
morto

Ma Dio cos’è?

E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie
gocciole di stelle
e la pianura muta

E si sente
riavere

G. Ungaretti, Risvegli

Nota di Marilena Lucente: eccola, la poesia di Ungaretti prima traccia dell’Esame di Stato. Tra le pagine della raccolta L’allegria ci sono le poesie che Ungaretti scrive in trincea – più di tutto la necessità di trovare la carta – che l’amico, ufficiale, anche lui poeta Ettore Serra legge e lo aiuta a pubblicare. C’è un punto del buio, un momento della notte di ogni esistenza – “Ora che la notte mi appare una corolla di tenebre”, dirà in un’altra poesia, che con questa dialoga – in cui ci si ritrova con gli occhi sbarrati e nel cuore dell’insensatezza – “Tra un fiore colto e l’altro donato l’inesprimibile nulla” – in cui capisci che non smettere di cercare e tutto ciò che puoi trovare.
Non cede mai alle illusioni, Ungaretti. le gocciole di stelle sono giocciole di stelle e basta, le lettere d’amore sono la misura dell’attaccamento alla vita, come la balaustra di brezza è un buon posto dove appoggiare la malinconia. Ma il poeta è un soldato e una cosa l’ha imparata bene. A memoria, come noi le sue poesie:

“la morte si sconta vivendo”.

allora questi risvegli – al plurale – cosa sono?
trovare quel  punto nel buio e riuscire a vedere/pensare/immaginare una luce.
Trovare il punto in cui ci si riconosce “fragile fibra dell’universo”.
“Il mio supplizio – scrive nel verso che più mi commuove per verità e semplicità – è quando non mi credo in armonia”. Tra i risvegli c’è questa forma di necessità: l’armonia con l’universo.

ungare

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marzo 4, 2019

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Volta la carta e dai il nome ad un tuo ricordo

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– Canzoni –

 

C’è una donna che semina il grano
Volta la carta si vede il villano
Il villano che zappa la terra
Volta la carta viene la guerra
Per la guerra non c’è più soldati
A piedi scalzi son tutti scappati
Angiolina cammina cammina sulle sue scarpette blu
Carabiniere l’ha innamorata, volta la carta e lui non c’è più
Carabiniere l’ha innamorata, volta la carta e lui non c’è più
C’è un bambino che sale un cancello
Ruba ciliege e piume d’uccello
Tira sassate non ha dolori
Volta la carta c’è il fante di cuori
Il fante di cuori che è un fuoco di paglia
Volta la carta il gallo ti sveglia
Angiolina alle sei di mattina s’intreccia i capelli con foglie d’ortica
Ha una collana di ossi di pesca, la gira tre volte intorno alle dita

F. De Andre’, Volta la carta

Nota di Marilena Lucente: In tutte le vite c’e’ una donna di Fabrizio De Andre’. Marinella, Bocca di rosa, Nina che vola, Princesa. Una, piu’ d’una. Angiolina e’ tra quelle antiche, un po’ ingenua, con le scarpette blu, i dolori piccoli e grandi della vita nel suo instancabile avvicendarsi, tra carte che si girano come destini, carabinieri innamorati che poi vanno via e guerre che fanno scappare i soldati. Ci prova anche con la magia, Angiolina, intrecciando collane di ortiche. Ma uno e’ il momento che la cambia, quello che forse da’ il senso all’infinito svoltare del caso e del caos: quando Angiolina chiama i ricordi col proprio nome.
Chiama i ricordi col proprio nome. La canzone dice proprio cosi. Per capirla fino in fondo bisogna provare a fare questo gioco. Volta la carta e dai il nome ad un tuo ricordo.

volta la carta

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febbraio 27, 2019

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Lo senti nel vento, il tempo

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– Canzoni –

 

Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere
Dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
E avere la pazienza delle onde di andare e venire
Ricominciare a fluire
Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare
A tutti quelli che partono, scappano
O sono sospesi
Per giorni, mesi, anni
In cui ti senti come uno che si è perso
Tra obiettivi ogni volta più grandi
Succede perché
In un istante tutto il resto
Diventa invisibile
Privo di senso
Ed irrangiungibile per me
Succede perché fingo che va sempre tutto bene
Ma non lo penso in fondo
Torneremo ad avere più tempo e a camminare
Per le strade che abbiamo scelto che a volte fanno male
Per avere la pazienza delle onde di andare e venire
E non riesci a capire
Succede perché
In un istante tutto il resto
Diventa invisibile
Privo di senso
Ed irrangiungibile per me
Succede anche se il vento
Porta tutto via con sé
Vivendo
Ricominciare a fluire
Ricominciare a fluire
Ricominciare a fluire
Ricominciare a fluire

Tiromancino, Imparare dal vento

Nota di Marilena Lucente: è si che si impara dal vento, che ci ha fatto conoscere, in queste ore, persino la paura di uscire. Lo dici al vento, tu lo sai già, quali sono le strade che a volte fanno male. Lo senti nel vento, il tempo.

In un istante tutto il resto
Diventa invisibile
Privo di senso

ci sono uomini e donne che partono sempre, hanno voglia di scappare, mangiano il futuro prima ancora che arrivi; ci sono mesi, anni, in cui nemmeno lo sai come ti sei perso, e quando. solo che di tempo è passato proprio tanto. e poi arriva il vento e un po’ ci pensi a questa cosa dell’imparare a respirare.

vento

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febbraio 14, 2019

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Bella che ci importa del mondo

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– Canzoni –

 

Bella
che ci importa del mondo
verremo perdonati te lo dico io
da un bacio sulla bocca un giorno o l’altro
Ti sembra tutto visto tutto già fatto
tutto quell’avvenire già avvenuto
scritto, corretto e interpretato
da altri meglio che da te
Bella
non ho mica vent’anni
ne ho molti di meno
e questo vuol dire (capirai)
responsabilità
perciò…
Volami addosso se questo è un valzer
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare
Stancami
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te
Mi vedi pulito pettinato
ho proprio l’aria di un campo rifiorito
e tu sei il genio scaltro della bellezza
che il tempo non sfiora
ah, eccolo il quadro dei due vecchi pazzi
sul ciglio del prato di cicale
con l’orchestra che suona fili d’erba
e fisarmoniche
(ti dico)
Bella,
che ci importa del mondo
Stancami
e parlami
abbracciami
fruga dentro le mie tasche
poi perdonami
sorridi
guarda questo tempo
che arriva con te
guarda quanto tempo
arriva con te

I. Fossati, Il bacio sulla bocca

 

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febbraio 14, 2019

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Il centro

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– Poesie –

 

È bello metterti al centro
della mia vita
senza che ti allontani
dal centro
della tua vita.

Franco Arminio

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gennaio 13, 2019

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Ciascuno può sentirsi a casa in un rigo

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– Poesie –

 

Non voglio imparare a non aver paura, voglio imparare a tremare.
Non voglio imparare a tacere, voglio assaporare il silenzio da cui ogni parola vera nasce.
Non voglio imparare a non arrabbiarmi, voglio sentire il fuoco, circondarlo di trasparenza che illumini quello che gli altri stanno facendo e quello che posso fare io.
Non voglio accettare, voglio accogliere e rispondere.
Non voglio essere buona, voglio essere sveglia.
Non voglio fare male, voglio dire: mi stai facendo male, smettila.
Non voglio diventare migliore, voglio sorridere al mio peggio.
Non voglio essere un’altra, voglio adottarmi tutta intera.
Non voglio pacificare tutto, voglio esplorare la realtà anche quando fa male, voglio la verità di me.
Non voglio insegnare, voglio accompagnare.
Non è che voglio così, è che non posso fare altro.

Chandra Livia Candiani, Imparare a tremare

Nota di Marilena Lucente: bella così, questa pagina trasparente come l’acqua che ho tratto da “Il silenzio è cosa viva”. Una di quelle pagine in cui ciascuno può sentirsi a casa in un rigo, in un passaggio, nell’ondeggiare tra ciò che vogliamo e ciò che ci neghiamo, ci mettiamo più tempo a riconoscere come nostri desideri. anche questo è imparare a tremare, cioè vivere.

tremare

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gennaio 4, 2019

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Non finiremo mai di digli grazie

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– Canzoni –

 

ma che vuoi se non respiro mai?
E non so che giorno è
mi sconvolgo sempre un po’
per gridare qualche nome che ho inventato e non lo so
ma che vuò’?
Che vuò’ cchiù?

P. Daniele, A testa in giù

Nota di Marilena Lucente: per l’inconscio il tempo non esiste. 4 gennaio 2015 è ieri. Quattro anni. Stessa aria di neve, come stamattina. La luce dell’alba che faceva fatica ad arrivare.
Per l’inconscio il tempo non esiste. La sua musica c’è sempre, lui ci manca sempre. E c’è pure questa stranezza delle canzoni che ti sembra di capirle meglio adesso di prima.
Adesso che sei sola con quella tazzina di caffè, con quel mare negli occhi, l’acqua te ‘nfonne e va, sta terra e chesta gente e tutte quelle cose che lui ti ha insegnato a sentire così, a cantare così. “Comm’è triste, comm’è amaro/ Sta’ assettato a guardà’/ Tutt’ ‘e ccose e tutt’ ‘e parole/ Ca niente pònno fa’”.
Io credo che non finiremo mai di digli grazie.

pino

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gennaio 2, 2019

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Come si diventa cielo?

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– Poesie –

 


good
Qualche volta, piano piano, quando la notte

si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio
e non c’è piú posto per le parole
e a poco a poco ci si raddensa una dolcezza intorno
come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo un nome amato
per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato.

P. Cappello, Da lontano

Nota di Marilena Lucente: Come si diventa cielo? Come si diventa perla? Come si pronuncia un nome amato?
Questa poesia di Pierluigi Cappello, come tante sue, è una interrogazione sul mistero della bellezza.
Come si diventa cielo? Raccogliendo, tenendo insieme, facendo attenzione al piccolo granello di sabbia, alla singola lettera, alla dolcezza del silenzio. Al pane caldo, che sa già di mattina, di giorno che inizia.

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dicembre 26, 2018

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Trovare il proprio Natale

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– Canzoni –

 

E da dietro la porta
sento uno che sale
ma si ferma due piani più giù
un peccato davvero
ma io già lo sapevo
che comunque non potevi esser tu.
F. De Gregori, Natale
Nota di Marilena Lucente:  “Qui la gente va veloce / ed il tempo corre piano/ come un treno dentro a una galleria”: capita sempre, di sentirsi in asincrono, la sensazione di andare ad una velocità diversa dal mondo, di non voler correre senza un perchè, la certezza di avere un altro orologio al polso. a volte senza ragione.
A volte invece la ragione c’è. questa mattina il pensiero è per tutte le persone che trascorreranno il Natale senza qualcuno. Magari è la prima volta – la sedia vuota a tavola che riempie la stanza – o sono già passati anni. i ricordi sono dappertutto, Natale ce li porge uno per uno, dentro e intorno a noi. “Assenza più acuta presenza”, come nel verso del poeta. Tra le tante, bellissime luci e lucine, il bisogno di parole, di sguardi, di libertà di essere come si è.
E tu scrivimi,
scrivimi per il bene che conti
per i conti che non tornano mai
se ti scappa un sorriso
e ti si ferma sul viso
quell’allegra tristezza che ci hai.
Trovare il proprio Natale, farsi racconto e custodire racconti, mi sembra un buon augurio.

neve

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