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dicembre 28, 2019

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Le persone devono cadere, radicare e crescere per poter fiorire

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– Poesie –

 

Questa e’ la ricetta della vita
Disse mia madre
Tenendomi tra le braccia
Mentre piangevo
Pensa a quei fiori che pianti
In giardino ogni anno
T’insegneranno
Che anche le persone
Devono
Cadere
Radicare
Crescere
Per poter fiorire
Rupi kaur
Nota di Marilena Lucente: Giorni di tradizioni, variazioni, invenzioni. In ogni ricetta c’e’ dentro un segreto e un insegnamento.
Qui, in questa poesia, l’ingrediente principale e’ l’abbraccio.
A seguire sono ammesse varianti da donna a donna. La Natura pero’ resta una grande Maestra.
In foto, una suggestiva creazione artistica di Adelaide Sorrenti.

nat

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novembre 10, 2019

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Uno spazio di tempo lungo qualche minuto

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– Poesie –

 

david-friedrich

Sbarcai una notte di maggio
in un gelido chiaro di luna
dove erba e fiori erano grigi
ma il profumo verde.
Salii piano un pendio
nella daltonica notte
mentre pietre bianche
segnalavano alla luna.
Uno spazio di tempo
lungo qualche minuto
largo cinquantotto anni.
E dietro di me
oltre le plumbee acque luccicanti
c’era l’altra costa
e i dominatori.
Uomini con futuro
invece di volti.

©Tomas Tranströmer – Pagina di libro notturno
(Traduzione di Maria Cristina Lombardi)

Tomas Tranströmer (Stoccolma, 1931), Premio Nobel per la Letteratura 2011.
Un’oscurità in cui ogni confine si dissolve, in una sinestesia a rovescio che priva del colore gli elementi naturali, che scioglie persino la convenzione universale del tempo. Un arcano universo dove il poeta cerca tracce di luce che almeno per un istante brillino in tutto quel pessimismo cosmico.

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ottobre 14, 2019

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Da noi non si pronuncia l’ultima vocale

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– Poesie –

 

“Da noi” – Erri De Lucanapoli

Da noi non si pronuncia l’ultima vocale,
le parole restano sospese.
L’inverno è viern’, il resto è la stagione.
Prima e dopo sono primm’ e dopp’,
hanno più carne e ossa del presente, che è solamente:

mo’.

L’ammor’ nuosto è più tosto di amore,
più svergognata ‘a famm’ della fame,
i soldi sono ‘e sord, il soldato ‘o surdat’,
più sordo che assoldato.
Da noi il “c’è” non c’è, pero ci sta.
Nessuno ha, però ci sta chi tiene.
Da noi non piove: chiove. La pioggia non infradicia
ma ‘nfraceta, marcisce.
Il sangue è ‘o sang’ e vale meno di un bicchiere
d’acqua.
Da noi se ne devi andartene, fai che sei già partito,
pure prima di adesso, primm’ ‘e mo’.
Teniamo il verbo più veloce del mondo, andare: i’.
Se te ne devi andare, t’ n’ ia i’.

 

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ottobre 4, 2019

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Ogni rinuncia un gioiello tolto

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– Poesie –

 

Cara donna, a volte ti capiterà di essere troppo donna, troppo intelligente, troppo bella, troppo forte, sempre troppo qualcosa.
Questo fa sentire un uomo meno uomo e tu comincerai ad avvertire il bisogno di essere meno donna.
L’errore più grande che puoi fare è togliere i gioielli dalla tua corona perché un uomo la possa reggere con più facilità.
Quando ciò accade, bisogna che tu capisca che quello che ti serve non è una corona più piccola, ma un uomo dalle mani più grandi.
Michael Reid

Nota di Marilena Lucente: Sarò sincera: non conosco l’autore. e mai ho amato il termine principessa o regina usato come vezzeggiativo amoroso. Non c’è bisogno di suggestioni monarchiche per essere amate o semplicemente considerate.
Ma qui, in questo testo, l’immagine della corona è decisamente diretta ed evocativa. sono tante le donne che smettono di brillare per qualcuno. Ogni rinuncia un gioiello tolto.
Ascoltata l’altra mattina alla radio, mi è rimasta dentro.

gioiello

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ottobre 4, 2019

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Lo sguardo che va oltre

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– Poesie –

 

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amoreet sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a·cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
Francesco d’Assisi, Cantico delle creature

Nota di Marilena Lucente: La prima poesia scritta in italiano. 1226, ancora di prepotente attualità. Un cantico. Una lode alla Natura, alla sua bellezza, alla complessità dell’uomo, a Dio, scritta da un uomo che con Dio dialogava.
La vulgata vuole sia stata scritta all’indomani di una notte terribile per il frate, provato dalla malattia e dalla febbre violenta. Per contrasto, la lode assume un valore ancora più forte.
Non si tratta di una composizione spontanea. C’è studio, c’è consapevolezza della lingua. Ci sono rimandi profondi ad altri testi religiosi. Il numero dei versi, 33 è un riferimento agli anni di Cristo, la prima parola – Altissimo – e l’ultima – Humilitate – tengono insieme gli estremi del mondo e dell’umanità. Maschile e femminile si alternano nelle lodi, e vanno dall’alto al basso, sino a fermarsi sulla parola morte. E poi il dialogo sull’uomo, sull’uomo con la malattia, con il dolore.
Un cantico bellissimo. una spinta a parlare sempre nella bellezza, nella benevolenza, nella apertura del cuore, ognuno ci mette la definizione che vuole. Un insegnamento alla lode. allo sguardo che va oltre.

francesco

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settembre 25, 2019

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Arrivare a levarsi innanzi al volto del sole

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– Poesie –

 

Ogni seme che l’autunno getta nelle profondità della terra
ha un modo suo proprio di separare nucleo e involucro
al fine di formare le foglie, i fiori e i frutti.
Ma quali che siano i modi,
lo scopo delle peregrinazioni di tutti i semi è identico:
arrivare a levarsi innanzi al volto del sole.
Kahlil Gibran

amica7

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settembre 25, 2019

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Gli occhi hanno l’effetto di rendere vivo il mondo, di dare vita alla vita

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– Poesie –

 

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
ruota un moto di danza e di dolcezza,
aureola di tempo, arca notturna e fida
e se non so più quello che ho vissuto
è perchè non sempre i tuoi occhi mi hanno visto.
Foglie di luce e spuma di rugiada
canne del vento, risa profumate,
ali che il mondo coprono di luce,
navi che il cielo recano ed il mare,
caccia dei suoni e fonti dei colori,
profumi schiusi da una cova di aurore
sempre posata su paglia degli astri,
come il giorno vive di innocenza,
così il mondo vive dei tuoi occhi puri
e va tutto il mio sangue in quegli sguardi.

P. Eluard, La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
Nota di Marilena Lucente: La curva dei tuoi occhi intorno al cuore.
Per quanto è forte l’immagine del primo verso, per me questa poesia può finire qui, immagine sfuggente, difficile da definire. La curva dei tuoi occhi potrebbe essere la mezzaluna delle palpebre quando si abbassano – stesso disegno delle ciglia – oppure il taglio in basso, che dà la forma allo sguardo.
La curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore, mi prende tutto, mi avvolge. Sapersi guardare con amore è amore? E’ già amore?
Alla fine della prima quartina si legge il racconto di quello che accade quando lo sguardo si allontana:
e se non so più quello che ho vissuto
è perchè non sempre i tuoi occhi mi hanno visto.
In molti miti lo sguardo imprigiona – Medusa, terribile pietrifica, ma anche Orfeo immobilizza Euridice voltandosi indietro – qui, come altrove, gli occhi hanno l’effetto di rendere vivo il mondo, di dare vita alla vita.

Monica

La courbe de tes yeux fait le tour de mon cœur
La courbe de tes yeux fait le tour de mon cœur,
Un rond de danse et de douceur,
Auréole du temps, berceau nocturne et sûr,
Et si je ne sais plus tout ce que j’ai vécu
C’est que tes yeux ne m’ont pas toujours vu.
Feuilles de jour et mousse de rosée,
Roseaux du vent, sourires parfumés,
Ailes couvrant le monde de lumière,
Bateaux chargés du ciel et de la mer,
Chasseurs des bruits et sources des couleurs
Parfums éclos d’une couvée d’aurores
Qui gît toujours sur la paille des astres,
Comme le jour dépend de l’innocence
Le monde entier dépend de tes yeux purs
Et tout mon sang coule dans leurs regards.
Paul Éluard

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settembre 3, 2019

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I sogni: le immagini che arrivano notte dopo notte

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– Canzoni –

 

Io la sera mi addormento
E qualche volta sogno
Perché voglio sognare
E nel sogno stringo i pugni
Tengo fermo il respiro
E sto ad ascoltare
Qualche volta sono gli alberi d’Africa a chiamare
Altre volte sono vele spiegate a navigare
Sono uomini e donne, piroscafi e bandiere
Viaggiatori viaggianti da salvare
Tra le citta’ importanti io mi ricordo Milano
Livida e sprofondata per sua stessa mano
E se l’amore che avevo non sa piu’ il mio nome
E se l’amore che avevo non sa piu’ il mio nome
Come i treni a vapore
Come i treni a vapore
Di stazione in stazione
E di porta in porta
E di pioggia in pioggia
E di dolore in dolore
Il dolore passera’
Io la sera mi addormento
E qualche volta sogno
Perché so sognare
E mi sogno i tamburi
Della banda che passa
O che dovra’ passare
Mi sogno la pioggia fredda dritta sulle mani
I ragazzi della scuola che partono gia’ domani
E mi sogno i sognatori che aspettano la primavera
O qualche altra primavera da aspettare ancora
Tra un bicchiere di miele e un caffe’ come si deve
Questo inverno passera’
E se il mio amore di ieri non sa piu’ il mio nome
E se il mio amore di ieri non sa piu’ il mio nome
Come i treni a vapore
Come i treni a vapore
Di stazione in stazione
E di porta in porta
E di pioggia in pioggia
E di dolore in dolore
Il dolore passera’
I. Fossati, I treni a vapore

Nota di Marilena Lucente: come si sogna, cosa si sogna. Il brano racconta di questo mistero della vita che sono i sogni, le immagini che arrivano notte dopo notte, la lontananza che portano, la lontananza che raggiungono. Prima i luoghi lontani, gli alberi d’africa, le città, poi più vicino, la bada del paese, i ragazzi della scuola, la pioggia fredda diritta sulle mani. Infine il sogno nel sogno, i sognatori che aspettano la primavera.
Anche il treno assomiglia a un sogno, ma è più vicino alla vita, al tempo, ai singoli momenti – di stazione in stazione – che ci portano più vicino a noi.

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luglio 14, 2019

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Alcune cose sono belle per quel che sono

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– Poesie –

 

Alcune cose sono belle
per quel che sono.
In quel preciso momento.
Che durino minuti,
ore, giorni o mesi,
non importa.
Non sono belle per quello
che potrebbero diventare.
Per il luogo da cui arrivano.
Sono belle lì, in quel momento
perché sono così.
Sospese.
Appena sfiorate.

Jorge Luis Borges

alcune cose

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luglio 4, 2019

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L’armonia con l’universo

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– Poesie –

 

Ogni mio momento
io l’ho vissuto
un’altra volta
in un’epoca fonda
fuori di me

Sono lontano colla mia memoria
dietro a quelle vite perse

Mi desto in un bagno
di care cose consuete
sorpreso
e raddolcito

Rincorro le nuvole
che si sciolgono dolcemente
cogli occhi attenti
e mi rammento
di qualche amico
morto

Ma Dio cos’è?

E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie
gocciole di stelle
e la pianura muta

E si sente
riavere

G. Ungaretti, Risvegli

Nota di Marilena Lucente: eccola, la poesia di Ungaretti prima traccia dell’Esame di Stato. Tra le pagine della raccolta L’allegria ci sono le poesie che Ungaretti scrive in trincea – più di tutto la necessità di trovare la carta – che l’amico, ufficiale, anche lui poeta Ettore Serra legge e lo aiuta a pubblicare. C’è un punto del buio, un momento della notte di ogni esistenza – “Ora che la notte mi appare una corolla di tenebre”, dirà in un’altra poesia, che con questa dialoga – in cui ci si ritrova con gli occhi sbarrati e nel cuore dell’insensatezza – “Tra un fiore colto e l’altro donato l’inesprimibile nulla” – in cui capisci che non smettere di cercare e tutto ciò che puoi trovare.
Non cede mai alle illusioni, Ungaretti. le gocciole di stelle sono giocciole di stelle e basta, le lettere d’amore sono la misura dell’attaccamento alla vita, come la balaustra di brezza è un buon posto dove appoggiare la malinconia. Ma il poeta è un soldato e una cosa l’ha imparata bene. A memoria, come noi le sue poesie:

“la morte si sconta vivendo”.

allora questi risvegli – al plurale – cosa sono?
trovare quel  punto nel buio e riuscire a vedere/pensare/immaginare una luce.
Trovare il punto in cui ci si riconosce “fragile fibra dell’universo”.
“Il mio supplizio – scrive nel verso che più mi commuove per verità e semplicità – è quando non mi credo in armonia”. Tra i risvegli c’è questa forma di necessità: l’armonia con l’universo.

ungare

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