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gennaio 14, 2021

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Chiudi gli occhi

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– Canzoni –

 

Ah si vivesse solo di inizi
Di eccitazioni da prima volta
Quando tutto ti sorprende e
Nulla ti appartiene ancora
Penseresti all’odore di un libro nuovo
A quello di vernice fresca
A un regalo da scartare
Al giorno prima della festa
Nel mezzo c’è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
Silenziosamente costruire
E costruire è sapere
è potere rinunciare alla perfezione
N. Fabi, Costruire
Nota di Marilena Lucente:
Chiudi gli occhi
Immagina una gioia
Molto probabilmente
Penseresti a una partenza
la canzone di Nicolò Fabi incomincia così. chiudi gli occhi, immagina, trova i tuoi pensieri felici. probabilmente penseresti ad una partenza, un inizio, un libro, un profumo, il 21 marzo, il tremore.
Il nostro bisogno, insomma, di cose belle, di cose nuove.
ma la vita è più in là degli inizi, è quel silenziosamente costruire, giorno dopo giorno.
Rinunciando alla perfezione.
Al volersi felici sempre, perennemente appagati.
Costruire è, prima di tutto, accogliere quello che accade.
Come la neve, che cade nell’ultima strofa di questa canzone, che va ascoltata tutta.
fabi
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gennaio 14, 2021

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Le parole non sono mai solo parole

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– Poesie –

 

Le parole non sono mai solo parole.
Possono essere delicate come piume,
altre volte sono pesanti come macigni.
A volte emozionano,
consolano, accarezzano,
altre volte offendono,
condannano ingiustamente,
fanno del male, fanno soffrire.
Perché le parole possono essere
carezze per l’anima o pugni nello stomaco
che fanno molto male.
Pensateci bene prima di dire
o di scrivere una parola.
Anche quando parliamo degli altri,
la parole parlano sempre di noi.
Dicono chi siamo, ci definiscono.

Agostino Degas

parole

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dicembre 31, 2020

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Te pare luongo n’anno e passa ambressa

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– Poesie –

 

 

Te pare luongo n’anno
e passa ambressa;
quann’è passato se ne va luntano;
ne passa n’ato
e quanno se n’è gghiuto
corre pur’isso nziem’ a chillo ‘e primma,
e nzieme a n’ati cinche
vinte
trenta
se ne vanno pe’ ll’aria
ncopp’ ‘e nnuvole.
E ‘a llà tu siente comm’ a nu frastuono
ch’è sempe ‘o stesso
‘a quanno ‘o munno è munno
ncopp’ a sta terra:
comme si fosse ‘a banda d’ ‘o paese
ca scassèa mmiez’ ‘o vico
e s’alluntana.
Trase int’ ‘e rrecchie quanno sta passanno
e nun ‘a siente cchiù quann’è passata.
Ma na cosa te resta:
sa che te rummane?
Te rummane ‘o ricordo ‘e nu mutivo
comme fosse na musica sperduta
‘e nu suonno scurdato,
ca t’è paruto vivo
chiaro cchiù d’ ‘o ccristallo
dint’ ‘o suonno
e nun ‘o puo’ cunta’ quanno te scite
manc’a te stesso,
tanto è fatto ‘e niente.

Ncopp’ a sta Terra di Eduardo De Filippo

Eduardo

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dicembre 27, 2020

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La ricetta della vita

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– Poesie –

 

Questa è la ricetta della vita
disse mia madre
tenendomi fra le braccia mentre piangevo
pensa a quei fiori che pianti
in giardino ogni anno
t’insegneranno
che anche le persone
devono appassire
cadere
radicare
crescere
per poter fiorire

Rupi Kaur, The Sun and Her Flowers

Nota di Marilena Lucente: Giorni di tradizioni, variazioni, invenzioni. In ogni ricetta c’è dentro un segreto e un insegnamento.
Qui, in questa poesia, l’ingrediente principale è l’abbraccio.
A seguire sono ammesse varianti da donna a donna. La Natura però resta una grande Maestra.

In foto, una suggestiva creazione artistica di Adelaide Sorrenti
bambola

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ottobre 15, 2020

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Cu ’o penziero me sperdo int’ ’o sprufunno

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– Poesie –

 

L’aggio tenuto sempe dint’ ’o core
stu pizzo ’e muntagnella sulitaria
e st’arravuoglio ’e frasche ch’è nu muro
ca m’annasconne addó fernesce ’o mare.
Ma si m’assetto e guardo i’ me figuro
’na luntananza ca nun tene fine,
’nu silenzio ca mai nisciuno ha ’ntiso,
’na pace ’e Dio ca manco mparaviso.
Troppo pe’ n’ommo, quase fa paura.
E quanno ventulea mmiez’ a ’sti fronne
chillu silenzio ca me dà ’o scapizzo
cu ’sta voce d’ ’o viento se cunfronna
e me veneno a mente ’e ccose eterne
’nzieme cu chelle ca se so’ perdute
e penzo ’e tiempe ’e mo e ne sento ll’eco.
Cu ’o penziero me sperdo int’ ’o sprufunno
e doce doce me ne vaco ’nfunno…
Paolo Martino traduce in napoletano L’Infinito di Leopardi
Nota di Mrilena Lucente: io nel pensier mi fingo, scrive Leopardi.
Nell’Ottocento il verbo “fingere” indica immaginare, “rappresentarsi con la fantasia”.
Un limite, questo è quello che serve all’immaginazione per incominciare un viaggio, il viaggio.
L’immaginazione, scrive Leopardi, è la prima fonte della felicità umana.
L’immaginazione, la capacità di “fare” immagini, partire dalla realtà e andare lontano, prendere del filo colorato e ricucire quello che è strappato, non accontentarsi del primo sguardo, oltre, oltre, oltre.
Sfogliarsi gli orizzonti dentro.
Questa è l’immaginazione, questo il pensiero. qui tradotto con tre espressioni diverse:
i’ me figuro,
me veneno a mente ’,
Cu ’o penziero me sperdo
L’infinito, in napoletano, è l’atto di sperdersi, il tempo che sprofonda nel pensiero.
leopardi
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ottobre 14, 2020

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Son fatta di sogni infranti

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– Poesie –

 

Son fatta di
sogni infranti
dettagli inosservati
amori irrisolti
Son fatta di
pianti senza ragione
persone nel cuore
atti impulsivi
Sento la mancanza di
luoghi che non ho conosciuto
esperienze che non ho vissuto
momenti che ho già dimenticato
Sono
amore e affetto costante,
distratta quanto basta
non mi fermo un istante
Già
ho avuto notti insonni
ho perso persone molto care
ho fatto cose non promesse
Molte volte
ho desistito senza tentare
ho pensato a volte di fuggire, per non affrontare
ho sorriso per trattenere il pianto
Sono dispiaciuta
per le cose non cambiate
le amicizie non coltivate
chi ho giudicato
ciò che ho detto
Ho nostalgia
delle persone che ho conosciuto
dei ricordi che ho dimenticato
ed altri che temo di dimenticare,
degli amici che ho perso
Ma continuo a vivere
e imparare.
(Martha Medeiros)

L’acqua del mare non può affondare una nave, a meno che non vi entri dentro. Allo stesso modo, la negatività del mondo non può distruggerti… a meno che non tu permetta ad essa di entrare dentro di te.
Martha Medeiros
mongolfiere
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ottobre 7, 2020

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In questa notte d’autunno

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– Poesie –

 

In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini

N. Hikmet, 1948

Nota di Marilena Lucente: Hikmet è la passione, l’amore per la vita, per la luce, per la necessità di camminare sino a trovarsi. un amore vissuto attraverso la scrittura dall’esilio e dal carcere.

hik

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settembre 30, 2020

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Domani

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– Poesie –

 

Domani. La parola
libera, vacante, senza peso,
si muoveva nell’aria,
così senz’anima e corpo,
senza colore nè bacio,
che l’ho lasciata passare
al mio fianco, nel mio oggi.
Ma all’improvviso tu
hai detto: “io, domani…”.
E tutto si è animato
di carne e di bandiere.
Pedro Salinas, La voce a te dovuta

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luglio 13, 2020

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Il mare negli occhi

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– Poesie –

 

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balía del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.
Constantino Kavafis
Nota di Marilena Lucente: Il poeta greco Costantino Kafavis è nato e morto con il mare negli occhi, il mare di Alessandria d’Egitto. La sua poesia ha attraversato il Novecento, con la semplicità dello stile, la varietà dei contenuti. Verso dopo verso, legge la vita come se fosse un viaggio.
Sua è una delle più belle poesie dedicate alle isole, anzi, all’Isola: Itaca.
Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
In ogni suo testo c’è una spinta a pensare: alla vita che ci viene data, la vita come la trasformiamo, come la rendiamo nostra, intima, somigliante a noi, oppure, l’ultimo verso, il più drammatico, ne facciamo “una stucchevole estranea” .
Itaca t’ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.
Capire cos’è Itaca, conoscere le ragioni dell’andare, arrendersi a ciò che ci spinge al viaggio – “quando viene la notte a tentarlo/ con le promesse e con le sue lusinghe” – è il modo di dare vita alla vita.
è come svegliarsi sul mare, scrive Kavafis in un’altra poesia.
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luglio 13, 2020

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E’ quel che è

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– Poesie –

 

E’ assurdo
dice la ragione
E’ quel che è
dice l’amore
E’ infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
E’ vano
dice il giudizio
E’ quel che è
dice l’amore
E’ ridicolo
dice l’orgoglio
E’ avventato
dice la prudenza
E’ impossibile
dice l’esperienza
E’ quel che è
dice l’amore.
E. Fried, E’ quel che è
Nota di Marilena Lucente: Una mia amica ha questo libro su un leggio sempre aperto nella sua cucina. Da anni. Dice di averne bisogno. Non so se lo legge ogni giorno oppure le basta sapere che è lì. Forse ha qualche verso in cui rifugiarsi o si riflette nella copertina.
Anche a me piace la poesia di Fried, la semplicità dei suoi versi e la potenza dei temi affrontati.
L’amore, in questo testo, prende la parola, accoglie esitazioni, rifiuti, dubbi. Non promette niente, perché sa – altre poesie tra le pagine lo raccontano – di non poter prevenire l’infelicità, ma conosce anche quello che accade in sua assenza:
La vita sarebbe forse più semplice
se io non ti avessi mai incontrata,
soltanto non sarebbe la mia vita.
Pagina dopo pagina, scrive Fried, non c’è niente, se c’è la forza di un sentimento, immeritevole di essere vissuto.
quel
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