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luglio 12, 2018

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Ho tanto navigato

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– Poesie –

 

“Ho tanto navigato e ora sono tornato per costruire la mia allegria”

Nota di Marilena Lucente: Pablo Neruda fa scrivere queste parole sulla soglia della sua ultima casa (nella foto qui sotto, a Isla Negra, a sud di Santiago del Cile)

Neruda, anche lui nato oggi, 12 luglio, nel 1904.
Dopo tutto quel viaggiare, attraversare mari e tempeste, sentirsi sperduto, lontano dalla terra ferma, al largo dalla vita, dagli uomini, totalmente immerso nella lotta politica, amando perdutamente, scrivendo meravigliosamente, ad un certo punto si ferma, “per costruire” l’allegria.
L’allegria di chi ha corso rischi e superato prove, l’allegria conficcata negli occhi di chi ha vissuto in mare, accanto al mare.

Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Tutta quella bellezza, tutta quella allegria, impossibile senza quel “tanto” navigare.

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luglio 10, 2018

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Il miglior riassunto dell’universo

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– Poesie –

 

Il tuo corpo
è il miglior riassunto dell’universo,
nel tuo corpo c’è la via lattea
e le ossa di antiche principesse,
il tuo corpo gatto, rondine, cesto,
cattedrale, chiesa rupestre,
il tuo corpo nido
e cielo aperto.

Franco Arminio, Resteranno i canti

corpo

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luglio 8, 2018

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Ti vorrei bastare come la gola al canto

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– Poesie –

 

“Io ti vorrei bastare”

“Io te vurria vasà – sospira la canzone,
ma prima e più di questo io ti vorrei bastare
come la gola al canto e come il coltello al pane
come la fede al santo io ti vorrei bastare.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei bastare.

Io te vurria vasà – insiste la canzone,
ma un po’ meno di questo io ti vorrei mancare,
più del fiato in salita,
più di neve a Natale,
più di benda su ferita,
più di farina e sale.

E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare.

Io ti vorrei bastare.

Erri De Luca

Baia di Ierano e sullo sfondo i Faraglioni di Capri Ph Ennio Ranucci

Baia di Ierano e sullo sfondo i Faraglioni di Capri
Ph Ennio Ranucci

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luglio 8, 2018

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Distesa per terra

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– Poesie –

 

“L’albatros”

Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra,
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d’amore.

Alda Merini

albatros

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luglio 8, 2018

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Un sospiro di felicità

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– Poesie –

 

Appartenere a qualcuno significa entrare

con la propria idea nell’idea di lui o di lei e

farne un sospiro di felicità.

sospiro

 

A volte succedono cose strane, un incontro,

un sospiro, un alito di vento che suggerisce

nuove avventure della mente e del cuore.

Il resto arriva da solo, nell’intimità dei misteri

del mondo.

Ieri sera mi hai portato due quadri, anzi tre e due giravolte.

Mi hai detto: “Da quando sei grassa io ti amo di più”.

Invece io mi nascondevo e scappavo di qua e di là come l’acqua.

Dio mio, spiegami amore

come si fa

ad amare la carne senza baciarne l’anima.

Alda Merini  da L’anima innamorata

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giugno 29, 2018

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D’ogni dolor morte risana

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– Poesie –

 

sabato

“Il sabato del villaggio”

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch’ebbe compagni nell’età piú bella.
Già tutta l’aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
giú da’ colli e da’ tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l’altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s’affretta, e s’adopra
di fornir l’opra anzi al chiarir dell’alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo’; ma la tua festa
ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

Giacomo Leopardi

tempesta

“La quiete dopo la tempesta”

Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L’artigiano a mirar l’umido cielo,
Con l’opra in man, cantando,
Fassi in su l’uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell’acqua
Della novella piova;
E l’erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.

Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand’è, com’or, la vita?
Quando con tanto amore
L’uomo a’ suoi studi intende?
O torna all’opre? o cosa nova imprende?
Quando de’ mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d’affanno;
Gioia vana, ch’è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.

O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
E’ diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D’alcun dolor: beata
Se te d’ogni dolor morte risana.

Giacomo Leopardi

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giugno 24, 2018

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Il lungo viaggio per sentirsi a casa

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– Canzoni –

 

Il cielo lo reggono ancora i miei difetti
le mani si incastrano e formano grattacieli
le scuse attaccale bene così non cadi
le unghia affilate resistono tagliando i vetri
e asciugami i pensieri
col fiato degli ultimi alberi
accendimi di notte
le insegne dei più bei ricordi
concedimi la pace
dei treni senza più rimorchi
e puntami negli occhi
come un tram a fari spenti
investimi di luce
se non mi vedi ancora in piedi

Sei tu la mia città
Sei tu la mia città
che mi spaventa quando è sera
e mi addormenta la mattina
e mi ricorda di esser tanti
uno solo in mezzo a tanti
quando hai voglia di sentire
addosso il brivido degli altri

Negramaro, Sei tu la mia città

Nota di Marilena Lucente: “La strada si aggroviglia nei tuoi capelli”. Incomincia così questa canzone che spinge a cercare la città, quel luogo, quella strada, quegli occhi che possiamo chiamare “la mia città”.
L’appartenenza come ricerca, ma anche come esperienza.
Il lungo viaggio per sentirsi a casa, e per trovare il punto in cui farsi soffiare nel mondo come se fosse vento.
La Storia è vento che non si può fermare. A dispetto delle parole terribili di questi giorni.
“e sciogliti i capelli/ del fango solo se ci riesci/ allacciami i tuoi dubbi/ alle scarpe se poi tu non mi credi, se non mi credi”, la prima strofa finisce così.

la mia città

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giugno 23, 2018

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Ho lasciato i dettagli più tristi a marcire nel buio

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– Canzoni –

 

Nelle mani di chi aspetta
nell’attesa di una festa
nel risveglio di domenica
nell’aria di tempesta
nelle luci di Natale
nei segreti da non dire
nella voglia di baciare la tua bocca senza fine
nei cortili sempre aperti
dentro ai sogni ripetuti
nei sorrisi in fondo tristi
nelle smorfie dei venduti
nei giocattoli in cantina
nelle foto su in soffitta
negli scatoloni pieni
degli amori a prima vista

io ho voluto strappare alle cose
solo il senso che mi fa star bene
e ho lasciato i dettagli più tristi a marcire nel buio
da dimenticare
e oggi credo sia un giorno migliore
se permetto a quel sole di entrare
anche un raggio potrebbe bastare
a splendere forte per tutta la notte
lo conserverò bene per tutta la notte

Negramaro, Mi basta

mi basta

 

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maggio 10, 2018

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La vita delle rose è diversa dalla vita delle donne

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– Poesie –

 

Una rosa mi sboccia sulla guancia
se mi baci
e io ti guardo
e ho paura di rompermi.
Il tuo sguardo è un fuoco
che s’innalza all’improvviso
e io penso alla lunga vita della rosa
che aspetta senza angoscia
di diventare eterna.

A. Merini, Una rosa

Vorrei essere te, così violenta
così aspra d’amore,
così accesa di vene di bellezza
e così castigata.

Vorrei essere te: sola è piovuta
una splendida frase musicale
dalle mani di Dio quando protese
dentro l’abbraccio della creazione
spaventava ogni nulla
e il cammino degli esseri incalzava.

Tu sei pausa di Dio: Dio in te riposa.

A. Merini, Per una rosa

Marilena Lucente: due poesie della stessa Autrice, che molto dialoga con la Natura.
Come le donne nell’arte liberty, donne che diventano fiore, che fioriscono nei corpi, che germogliano mentre si muovono, così, nella prima poesia, è raccontato il desiderio, forte, di vedere sbocciare una rosa sulla propria guancia, dopo aver ricevuto un un bacio.
Il bacio, come sempre, in tutte le favole, ha il potere del cambiamento, è metamorfosi, trasformazione.
resta però la paura di rompersi, il timore della fine dell’incantesimo, lo sguardo dell’altro è un fuoco. nelle favole, il fuoco è quello dei draghi: c’è da avere paura. La vita delle rose infatti è diversa dalla vita delle donne. C’è pace, nei fiori. C’è eternità, stabilisce la poesia. Eternità che ritroviamo nell’altro testo. Nella religione naturale della vita di Alda Merini, la rosa è prima violenta e aspra d’amore, fatta di bellezza e purezza (per questo come donna vuole essere una rosa) poi diventa una “pausa di Dio”. Nel dolore e nel caos del mondo che la poetessa percepiva intorno a sè, la rosa resta il solo luogo dove tutto si ferma, dove “Dio riposa”. Vedere per credere.

giardino

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maggio 10, 2018

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Uscir nella brughiera di mattina

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– Canzoni –

 

Uscir nella brughiera di mattina
Dove non si vede a un passo
Per ritrovar sé stesso
Parlar del più e del meno con un pescatore
Per ore ed ore
Per non sentir che dentro qualcosa muore

E ricoprir di terra una piantina verde
Sperando possa
Nascere un giorno una rosa rossa

E prendere a pugni un uomo, solo perché è stato un po’ scortese
Sapendo che quel che brucia non son le offese
E chiudere gli occhi per fermare
Qualcosa che
È dentro me
Ma nella mente tua non c’è

Capire tu non puoi
Tu chiamale, se vuoi
Emozioni
Tu chiamale, se vuoi
Emozioni

L. Battisti, Emozioni

Nota di Marilena Lucente: tempo, attesa, speranza, la rosa rossa emozionata ed emozionante di Lucio Battisti

Uscir nella brughiera di mattina

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