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maggio 2, 2018

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Fare come un equilibrista

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– Canzoni –

 

Sai…
Certe volte accade che
ci sia bisogno di andar via
e lasciar tutto al fato.
Fare come un equilibrista,
che sul mondo
sfida il crollo delle sue possibilità.
Le vibrazioni

vibrazioni

maggio 2, 2018

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La rosa bianca

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– Poesie –

 

Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
E’ un ritratto di te a trent’anni,
un po’ smemorata, come tu sarai allora.
A. Bertolucci, La rosa bianca

Nota di Marilena Lucente:
Come ogni anno, a maggio, le parole per incominciare il giorno, sono dedicate alle rose. Parto di qui, dal mio Attilio Bertolucci. Questa poesia si trova in una raccolta – Fuochi di novembre – del 1934. Il poeta ha poco più di venti anni. Ninetta c’è già nella sua vita, giovane anche lei.
Coglierò per te l’ultima rosa del giardino.
Un po’ le assomiglia, quel fiore, anche se in un modo vago e impreciso. Qualcosa di quella rosa parla di lei (tutti i fiori parlano, del resto). Potrebbe essere un suo ritratto: è così dolce, che fa tremare – la rosa, la donna, o entrambe, insieme, come sempre in Bertolucci.
E’ un ritratto di te a trent’anni.
C’è del futuro, in quella rosa, c’è il tempo, c’è l’immagine di lei come sarà tra dieci anni, c’è la fantasia che ti fa sfogliare i giorni, la voglia di durare, il timore che qualcosa ci sarà portato via – un po’ smemorata, come sarai tu allora – e la bellezza di quello che resterà: la rosa bianca che fiorisce.

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aprile 5, 2018

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Tony Laudadio

TONY LAUDADIO (Casertano doc) Attore, Autore, Musicista, Scrittore

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BIOGRAFIA AUTOGRAFA

(link Official Website di Tony Laudadio: http://www.tonylaudadio.it/autobiografia_1.html )

Tra teatro e tutto il resto

Sono nato l’11 maggio del 1970 a La Spezia, ma ho vissuto a Caserta fin dal ’71. Terzo di quattro figli maschi, ho passato la mia infanzia nell’Oratorio dei Salesiani di fronte al quale abitavamo. Lì ho imparato a giocare a basket, a calcio, a pallavolo, a ping pong, e anche a recitare, a suonare, a cantare e a servire messa.

Non la si deve prendere come la prova di una vocazione molto precoce della mia volontà di stare sul palcoscenico, ma dovendo essere precisi il primo ruolo teatrale da me interpretato, in assoluto nella mia vita, è stato il nano Dotto, nella messinscena fatta, appunto, al teatro dell’Oratorio di Biancaneve e i sette nani. Avevo 9 anni. C’è da aggiungere, senza modestia, che tra i sette nani ero decisamente il migliore, gli altri nani non se ne abbiano a male.

Poi l’istinto esibizionista si spostò sulla musica: a 12 anni cominciai a studiare il flauto traverso (all’epoca in quello stesso oratorio, si formò la mia prima band, con un dodicenne che cominciava allora a suonare la chitarra, il mio amico di sempre, il grande Ferruccio Spinetti. A 17 anni, avendoci preso gusto, passammo io al sassofono e lui al contrabbasso, con il quale Ferruccio, successivamente, ha toccato i vertici della musica italiana e internazionale). Ero convinto, da adolescente, che quella, la musica, sarebbe stata la mia professione. Il teatro lo coltivavo, certo, ma più come un mio divertimento che come un investimento per il futuro.

Alla fine del 1989 però, insieme all’altro mio amico storico – anch’egli conosciuto negli stessi anni all’Oratorio – Enrico Ianniello, provammo a fare il provino per l’ammissione alla Bottega Teatrale di Vittorio Gassman. Non è che avessimo particolari speranze, era più il gusto di provare l’esperienza, e invece dopo tre audizioni e una selezione tra qualcosa come 400 candidati, fummo ammessi ai corsi a Firenze. Questo evento è il vero punto di non ritorno verso il mestiere del teatro. I corsi durarono due anni, l’estate del 1991 eravamo diplomati, con alle spalle una solida formazione, si fa per dire, e tante speranze.

Per inciso risalgono a questi anni anche i miei primi racconti scritti, i primi esperimenti narrativi: piccole invenzioni, pezzi brevi letti solo dai miei amici intimi e qualche ragazza su cui speravo, inutilmente, di fare colpo. Mai più ritrovati, tra l’altro.

All’inizio del 1992 ebbi il mio primo contratto da attore professionista: Federico Tiezzi e Sandro Lombardi mettevano in scena, con la produzione del Teatro di Roma e la presenza di Arnoldo Foà, l’Adelchi di Manzoni. Una bella tournéé e i primi soldini. Quella stessa estate Foà metteva in scena La Pace di Aristofane e siccome aveva bisogno di un attore che sapesse anche suonare il flauto, fui preso senza neanche il provino. Debuttammo al Teatro Olimpico di Vicenza, luogo meraviglioso.

Dopo queste prime esperienze da professionista, con Enrico ci ritrovammo nel desiderio di fondare una nostra compagnia teatrale e cercare di proporre una nostra idea di teatro. In questa idea era imprescindibile il lavoro sul territorio e fu quindi naturale tornare a Caserta. Nacque Ricerche d’Equilibri (all’epoca associazione culturale, poi trasformata in ONOREVOLE TEATRO CASERTANO, società cooperativa). Era l’estate del 1992 quando cominciammo a darci da fare, radunando attorno a noi un gruppo di giovani volenterosi con i quali mettere in scena il nostro primo lavoro, rigorosamente autoprodotto. Per non sbagliare partimmo da uno dei testi più difficili del teatro del ‘900: Vita di Galileo di Bertolt Brecht. L’anno dopo mettemmo in scena una nostra opera ispirata al Quinto Evangelio di Mario Pomilio e a seguire tanti altri piccoli esperimenti, messe in scena nei luoghi più insoliti, sfruttando da una parte l’assoluta mancanza di spazi teatrali nella città e dall’altra le enormi possibilità che un luogo così scarsamente servito può riservare a chi ci si applica. La prima edizione del nostro festival teatrale IL NUOVO ASPETTO risale all’estate del ’93 e già in quell’occasione fummo in grado di ospitare, tra gli altri, Toni Servillo, Licia Maglietta e Andrea Renzi.

Gli anni successivi della nostra attività autonoma hanno visto la nascita di spettacoli come, per citarne solo alcuni, Fortezza Bastiani tratto da Dino Buzzati (’94), Sconosciuti e Lontani-la farsaccia (1996) scritto da noi (testo che successivamente avrebbe vinto il Premio Troisi come miglior scrittura comica), Celine-Rutti di gioia (2000) e (nel 2003) Gracias a la vida scritto e diretto da me anche stavolta con Enrico Ianniello, testo vincitore Premio Girulà.

Torniamo indietro, alla fine del ’93. Proprio con Toni Servillo comincia in quell’anno una collaborazione che mi avrebbe portato a partecipare, nei successivi dodici anni, praticamente a tutte le sue regie: il primo impegno fu Zingari di Raffaele Viviani, poi nel ’95 Misantropo di Moliere, nel ’98 False Confidenze di Marivaux (prima edizione), nel 2000 Tartufo di nuovo di Moliere e infine Sabato, Domenica e Lunedì di Eduardo De Filippo. Di sicuro a questo lungo periodo di lavoro con Toni Servillo posso attribuire la mia vera formazione professionale, con l’esperienza sul campo, con la cosiddetta gavetta e con la presenza, in compagnia, oltre che dello stesso Servillo, di grandi attori e compagni di palcoscenico da cui molto ho potuto apprendere.

In questi anni però, nonostante gli impegni elencati, l’attività autonoma o quanto meno indipendente ha continuato a produrre esperienze e spettacoli di grande rilievo personale e credo anche di un qualche interesse pubblico. Nasce infatti nel 1997 una collaborazione per me veramente centrale: quella con Andrea Renzi. Ci confrontammo, in quell’anno, col grande testo di Tom Stoppard Rosencrantz e Guildenstern sono morti, prima in forma di studio al Festival Benevento Città Spettacolo e poi in forma definitiva l’anno successivo. Lo spettacolo ebbe un notevole esito, sopratutto al Teatro Valle di Roma nell’ambito del Maggio cercando i teatri. A quello spettacolo, sempre con Andrea Renzi e Enrico Ianniello, ne sarebbero seguiti altri, tutti legati alla drammaturgia contemporanea e in diversi casi al patrimonio culturale italiano: Santa Maria d’America, scritto dallo stesso trio, Pinocchio tratto da Collodi, Magic People Show tratto da Giuseppe Montesano e ultimo in ordine cronologico (2009) Tradimenti di Harold Pinter, con Nicoletta Braschi.

Con Nicoletta avevamo cominciato a collaborare già nel 2007, con lo spettacolo Metodo Gronholm, di Jordi Galceran regia di Cristina Pezzoli. L’intesa che si era creata allora, ci aveva spinto a cercare un nuovo progetto attorno a cui riunirci e sul quale confluì in modo naturale la regia di Andrea Renzi, appunto in Tradimenti. Questo filone di spettacoli con Nicoletta Braschi (Tradimenti ha avuto quasi quattro anni di riprese), ha avuto un’ultima concretizzazione con la messinscena (ottobre 2012) di Interno 3, scritto da tre autori diversi (Antonella Anedda, Massimiliano Virgilio, Igor Esposito) e messo in scena a Roma con la regia di Francesco Saponaro.

Anche i lavori con Francesco Saponaro sono per me fondamentali: risale al 2001 il nostro primo incontro professionale, su un testo di Vaclav Havel La Firma, poi ci fu A causa mia – sulla vicenda dell’accusa di plagio a Eduardo Scarpetta da parte di D’Annunzioe, nel 2009 venne un mio monologo, per la sua regia: Shostakovic – il folle santo, sulla vita del grande compositore russo che debuttò a Benevento Città Spettacolo. Per finire con il già citato Interno 3.

Altro filone di spettacoli sviluppato dal 2009 in poi sono quelli in lingua spagnola, ovvero recitati da me in castigliano. Il già citato Magic People Show, messo in scena a Madrid al Teatro Maria Guerrero con la presenza di Pau Mirò come attore al posto di Andrea Renzi, ma soprattutto Questi fantasmi! di Eduardo De Filippo, nel ruolo del protagonista, per la regia di Oriol Broggi, leader del gruppo LaPerla29 di Barcellona e prodotto dal festival GREC e dal Centro Dramatico Nacional di Madrid. Esperienza fantastica sia per il personaggio in sé, sia per la bella compagnia catalana con la quale mi sono trovato a lavorare, e infine per il fatto stesso di recitare in lingua spagnola un testo di così straordinaria importanza.

Con lo spettacolo più recente (Dicembre 2012) Jucature, testo di Pau Mirò, tradotto e diretto da Enrico Ianniello, si sono uniti il versante delle produzioni in qualche modo legate alla Spagna e il lavoro di ricerca sulla drammaturgia contemporanea, perseguito negli anni con il gruppo storico.

Potrà sembrare che con tutto questo, io non abbia avuto il tempo di fare altro, e in effetti questi elencati finora sono i lavori che maggiormente mi hanno tenuto impegnato negli ultimi vent’anni. Ma c’è da aggiungere un bel pò di altro per rendere quasi completa questa semiseria autobiografia.

Ci sono altri spettacoli che hanno avuto magari meno successo – o forse solo minor visibilità – ma ai quali sono ugualmente affezionato. Voglio citarne qualcuno in ordine sparso: Cronache da un tempo isterico, scritto e diretto da Armando Pirozzi, con Giovanna Giuliani; Italoamericana, di Francesco Durante per la regia di Davide Livermore; Light, regia e drammaturgia di Pau Mirò, con Luis Soler; Quatte sorde, concerto/spettacolo, nostra interpretazione in napoletano delle canzoni dell’opera da tre soldi di Brecht/Weil, orchestrata da Federico Odling; Tosca, mediometraggio girato ad Amburgo per la regia di Andreas Bode tratta dall’opera di Puccini, cantata da me in presa diretta nel ruolo di Scarpia.

Inoltre sarà il caso almeno di accennare alle mie partecipazioni a produzioni cinematografiche. Le più importanti sono di sicuro quelle con Nanni Moretti in Habemus papam, il ruolo di Gravinio in Mozzarella stories di Eduardo De Angelis e per la televisione il ruolo di San Pietro nel film per la RAI Maria di Nazareth. Inoltre ero presente, in misura diversa, in film di altri grandi registi: nel primo di Paolo Sorrentino L’uomo in più, con Marci Risi in Fortapasc, con Pasquale Scimeca in Vita di Giosuè l’ebreo, e con Fabrizio Bentivoglio in Lascia perdere, Johnny.

Ultimo capitolo, in ordine cronologico, l’attività di scrittore: oltre ai testi teatrali che ho già citato, nel corso degli anni ho coltivato una passione ininterrotta per la scrittura, e ora è diventata un impegno costante. La prima pubblicazione è avvenuta nel 2009 per le Edizioni Spartaco con il titolo Teatro Fuorilegge e contiene tre miei testi teatrali: La gabbia, messo in scena dal TeatroCivico14 di Caserta nell’ambito del Fringe Festival di Napoli, Infanzia di un socialista monologo messo in scena da me nel 2006 al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere, e L’appostamento, ancora non rappresentato. Esiste un mio racconto nel libro collettivo VicolodellaRatta 14, per lo stesso TeatroCivico14. La svolta fondamentale per la mia attività di scrittura è stato l’incontro con Silvia Meucci, mia agente letteraria, che mi ha gradualmente accompagnato dalla drammaturgia alla forma narrata, intuendo un mio potenziale che io stesso non sapevo di avere. Devo soprattutto a lei la pubblicazione del mio primo romanzo: si chiama ESCO e uscirà ad aprile 2013 per l’Editore Bompiani.

Per chiudere come ho cominciato: l’attività di musicista mi ha sempre accompagnato in tutti questi anni. Ho realizzato due album con il mio gruppo, i Calebasse, di cui ho scritto molte canzoni e interpretato come cantante e sassofonista e chitarrista. (In questo sito, da qualche parte, ce n’è un esempio).

E questo è tutto (quasi).

tony ed Enrico

 Il suo rapporto con Enrico Ianniello
«Conosco Enrico dai tempi della scuola (“Francesco Giordani” di Caserta). Abbiamo cominciato insieme a studiare e a fare teatro. Insieme abbiamo fondato la compagnia Onorevole Teatro Casertano, messo in scena decine di spettacoli, e spesso siamo stati fianco a fianco con Toni Servillo o altri artisti di Teatri Uniti. Recentemente siamo tornati a lavorare assieme in Jucature, l’adattamento che Enrico ha fatto di uno spettacolo di Pau Mirò. Ma era da un po’ che non ci ritrovavamo, come ai vecchi tempi, soltanto noi due sulla scena».

Con il commissario Montalbano

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Il suo  romanzo “Preludio a un bacio”

preludio《La parola è la sorella stronza della musica. È invidiosa, perfida, ti convince a fidarti di lei mentre parli, e dopo ti accorgi di aver fatto un disastro. Anziché aiutarti a costruire ponti, si affanna a distruggerli.》

《Però con la musica, e qui sta il punto, non si può mentire neanche volendo, neanche provandoci con tutte le forze : la musica non mente mai. Quando suoni riveli sempre quello che sei, la tua misura d’uomo oltre che di musicista. Al contrario la parola è sempre un artificio. Non svela ma nasconde, distorce o comunque tradisce ciò che vorrebbe comunicare. È un intralcio più che un aiuto, un abisso di distanza e inadeguatezza: la parola sta al pensiero come una candela a un fulmine, una passeggiata ai viaggi interstellare, una giostra a un terremoto.》

《 Del resto, cos’altro puoi fare della giovinezza, se non dissiparla? È l’unica risorsa dell’esistenza che non si può conservare in attesa dei tempi migliori. 》

marzo 28, 2018

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Posso volerti come sei

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– Poesie –

 

“L’amicizia”

Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita.

Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori, però posso ascoltarli e dividerli con te. Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro.

Però quando serve starò vicino a te.

Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cada.

La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei.

Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.

Non giudico le decisioni che prendi nella vita.

Mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.

Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,

Però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.

Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,

Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.

Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere.

Solamente posso volerti come sei ed essere tua amica.

In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico in quel momento sei apparso tu…

Non sei né sopra né sotto né in mezzo non sei né in testa né alla fine della lista. Non sei ne il numero 1 né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere il 1° il 2° o il 3° della tua lista.

Basta che mi vuoi come amica.

NON SONO GRAN COSA, PERO’ SONO TUTTO QUELLO CHE POSSO ESSERE .

(Jorges Luis Borges)

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marzo 8, 2018

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DIECI CELEBRI POESIE DEDICATE ALL’ UNIVERSO FEMMINILE

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– Poesie –

 

ottoMarzo

Nota di Mauro Sanna: Di donne hanno scritto in tanti – poeti, poetesse, scrittori –, in epoche diverse e con diverse connotazioni. Numerose sono le poesie che hanno come tema centrale la donna, la sua forza e fragilità, il rapporto con l’altro sesso e con il proprio mondo interiore. Per la Festa della Donna, ho scelto i 10 componimenti a mio parere più belli ed emozionanti.

Mauro Sanna  è docente di Latino e Greco presso Liceo Statale “Tito Lucrezio Caro” Roma

“Cantico dei cantici”, Bibbia

Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono come un gregge di capre,
che scendono dal monte Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte hanno gemelli,
nessuna di loro è senza figli.
Come nastro di porpora le tue labbra,
la tua bocca è piena di fascino;
come spicchio di melagrana è la tua tempia
dietro il tuo velo.

Tutta bella sei tu, amata mia,
e in te non vi è difetto.

“Io voglio del ver la mia donna laudare”, Guido Guinizzelli

Io voglio del ver la mia donna laudare
Ed assembrarli la rosa e lo giglio:
più che stella diana splende e pare,
e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.

Verde river’ a lei rasembro a l’are,
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ‘l de nostra fé se non la crede:

e no ‘lle po’ apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior vertute:
null’om po’ mal pensar fin che la vede.

“A tutte le donne”, Alda Merini

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

“Corpo di donna”, Pablo Neruda

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.
Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.
Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.

“Alla sua donna”, Giacomo Leopardi

Cara beltà che amore
Lunge m’inspiri o nascondendo il viso,
Fuor se nel sonno il core
Ombra diva mi scuoti,
O ne’ campi ove splenda
Più vago il giorno e di natura il riso;
Forse tu l’innocente
Secol beasti che dall’oro ha nome,
Or leve intra la gente
Onima voli? o te la sorte avara
Ch’a noi, t’asconde, agli avvenir prepara?
[…]

“Donne appassionate”, Cesare Pavese

Le ragazze al crepuscolo scendendo in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti, lungo l’acqua remota.

Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant’è nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
e si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai corpi che passano. Il bosco
è un rifugio tranquillo, nel sole calante,
più che il greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all’aperto, nel lenzuolo raccolto.
[…]

“Tanto gentile e tanto onesta pare”, Dante Alighieri

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

Maria Teresa di Calcutta

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

“Sonetto 18”, William Shakespeare

Dovrò paragonarti ad un giorno estivo?
Tu sei più amabile e temperato:
cari bocci scossi da vento eversivo
e il nolo estivo presto è consumato.

L’occhio del cielo è spesso troppo caldo
e la sua faccia sovente s’oscura,
e il Bello al Bello non è sempre saldo,
per caso o per corso della natura.

Ma la tua eterna Estate mai svanirà,
né perderai la Bellezza ch’ora hai,
né la Morte di averti si vanterà

quando in questi versi eterni crescerai.
Finché uomo respira o con occhio vedrà,
fin lì vive Poesia che vita a te dà.

“Il serpente che danza”, Charles Baudelaire

O quant’amo vedere, cara indolente,
delle tue membra belle,
come tremula stella rilucente,
luccicare la pelle!
Sulla capigliatura tua profonda
dall’acri essenze asprine,
odorosa marea vagabonda
di onde turchine,
come un bastimento che si desta
al vento antelucano
l’anima mia al salpare s’appresta
per un cielo lontano.
I tuoi occhi in cui nulla si rivela
di dolce né d’amaro
son due freddi gioielli, una miscela
d’oro e di duro acciaro.
Quando cammini cadenzatamente
bella nell’espansione,
si direbbe, al vederti, che un serpente
danzi in cima a un bastone.

marzo 1, 2018

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Il cibo distribuito dai volontari

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– Poesie –

 

Vorrei imitare
questo paese
adagiato
nel suo camice
di neve.

G. Ungaretti, Paese sotto la neve

Nota di Marilena Lucente: dice che porta bene, la neve. che dopo sicuro qualcosa di buono arriverà. Ci voleva qualcosa a dividere prima e dopo. Ci mancava da troppo tempo un momento bello. Ci ha regalato stupore, e sguardi d’infanzia. occhi luccicanti e passi indietro nella memoria.
Ci ha fatto guardare per sottrazione.
Tutto quel silenzio che ti chiede, disperata preghiera, di ascoltare quello che vediamo.
Ascoltare quello che vediamo. sempre, mica solo sotto la neve.
E’ stata la neve, questa 2018, con il pensiero fisso a chi ha freddo, a chi gela, a chi non ha un posto dove stare, a chi vive di sottrazione. Sotto la neve, nel freddo, ci sono state le coperte portate a tutte le ore, le sale riscaldate aperte per l’occasione, il cibo distribuito dai volontari. A chi ha indossato questo camice di neve senza temere di perdere il candore, profondamente grazie.

paese

febbraio 20, 2018

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Lei ha la forma delle mie mani

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– Poesie –

 

Lei è in piedi sulle mie palpebre
E i suoi capelli sono nei miei,
Lei ha la forma delle mie mani,
Lei ha il colore dei miei occhi,
Lei è sprofondata dentro la mia ombra
Come una pietra sopra il cielo.
Lei ha sempre gli occhi aperti
E non mi lascia dormire.
I suoi sogni in piena luce
Fanno evaporare i soli,
Mi fanno ridere, piangere e ridere
Parlare senza avere niente da dire.

P. Eluard, L’Innamorata

innamorata

febbraio 20, 2018

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E’ la crepa che fa preziosa la porcellana

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– Poesie –

 

Canto Kalì canto la crepacrepa
che fa più ornata la porcellana
che fa pregiata la slogatura
che rende la caduta umana

canto l’errore e il disonore
canto ciò che non è edificante
canto la crepa che rende brillante
la giornata senza sole

il vortice canto e la big babol
l’energia quella che vola
l’allegria quella che scoppia
la risata che consola

la caduta e l’ipocondria
e ogni tipo di bugia
(quella detta per ferire
quella detta per guarire)

canto la crepa della faccia
la ruga che vince la vanità
il capillare che si incrina
lo scacco matto alla regina

F. Genti, ballata della crepa

Nota di Marilena Lucente: è la crepa che fa preziosa la porcellana, quella stessa che vince l’immobilità e la vanità, e che, ancora, ci rende umane, vive, appassionate.

febbraio 7, 2018

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Ci sono tanti modi di insegnare

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– Poesie –

 

insegnaC’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

D.Dolci. C’è chi insegna

Nota di Marilena Lucente: credo che nella poesia ci siano più insegnamenti che in un libro di pedagogia. Ci sono tanti modi di insegnare, e di guidare gli altri come fossero cavalli. Poi c’è un altro passo, un altro modo. Ed è quello che a me piace di più. Ciascuno cresce solo se sognato.

gennaio 30, 2018

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Non me ne divido mai

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– Poesie –

 

Il tuo cuore lo porto con me.
Lo porto nel mio
Non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me,
la fai anche tu, mia cara.
Non temo il fato
perché il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perché il mio,
il più bello, il più vero sei tu.
tu sei quel che luna sempre fu
e quel che un sole sempre canterà sei tu
Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l’anima spera,
e la mente nasconde.,
Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me,
lo porto nel mio.

E. E. Cummings, Il tuo cuore lo porto con me

Nota di Marilena Lucente:  Cummings, questa volta portato dal film “In her shoes”.