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luglio 25, 2017

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Il gatto vuol solo essere gatto

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– Poesie –

 

L’uomo
vuole essere pesce e uccello
il serpente vorrebbe avere ali
il cane è un leone spaesato
l’ingegnere vuol essere poeta
la mosca studia per rondine
il poeta
cerca di imitare la mosca
ma il gatto
vuol solo essere gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda
dal fiuto al topo vivo
dalla notte
fino ai suoi occhi d’oro.

(…)
forse tutti si credono padroni
proprietari parenti di gatti
compagni colleghi
discepoli o amici
del proprio gatto.

Io no
io non sono d’accordo
io non conosco il gatto
so tutto
la vita e il suo arcipelago
il mare e la città incalcolabile
la botanica
il gineceo coi suoi peccati
il per e il meno
della matematica
gli imbuti vulcanici del mondo
il guscio irreale
del coccodrillo
la bontà ignorata del pompiere
l’atavismo azzurro
del sacerdote
ma non riesco
a decifrare un gatto
sul suo distacco
la ragione slitta
numeri d’oro
stanno nei suoi occhi.

P. Neruda, Ode al gatto

Nota di Marilena Lucente: Tutti pensiamo sempre di sapere tutto. E con queste certezze ce ne andiamo in giro per il mondo. Nella lunghissima ode di Neruda, qui con molti tagli, il gatto ha gli occhi d’oro, vede dunque nella notte. Non teme il buio perché ha la potenza dello sguardo con sè. Entra nel mistero, negli enigmi, ne riconosce la potenza, ma sa che un mistero resta sempre un mistero. E se ne distacca, esce fuori così come era entrato. Questo suo non ammettere nè imposizioni nè padroni, questa sua autonomia, rende il gatto indecifrabile. So tutto, si arrende Neruda, ma non conosco il gatto.

gatto

luglio 23, 2017

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Un ascolto attento

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– Poesie –

 

patatePAPA,
ti chiami
papa
e non patata,
non nascesti castigliana:
sei scura
come
la nostra pelle,
siamo americani,
papa,
siamo indios.
Profonda
e soave sei,
polpa pura, purissima
rosa bianca
sepolta,
fiorisci
là dentro
nella terra,
nella tua piovosa
terra
originaria…

Papa
materia
dolce,
mandorla
della terra…

Onorata sei
come
una mano
che lavora nella terra,
familiare
sei
come
una gallina,
compatta come un formaggio
che la terra produce
nelle sue mammelle
nutrici,
nemica della fame,
in tutte le nazioni
si piantò la sua bandiera
vittoriosa…

Universale delizia,
non aspettavi
il mio canto,
perché sei sorda
e cieca
e sepolta.
A malapena
parli nell’inferno
dell’olio
o canti
nelle fritture
dei porti,
vicino alle chitarre,
silenziosa,
farina della notte
sotterranea,
tesoro infinito
dei popoli.

P.Neruda, Ode alla Patata

Nota di Marilena lucente: Fa così la poesia, la poesia “elementare” di Neruda (Odi elementari è il titolo di una raccolta del 1955): ti fa assaggiare il mondo in un altro modo. Prima devi guardarlo, con la forza delle metafore – la patata è la mandorla della terra – devi interrogarti sulla sua storia – anche la patata ne ha una, ed è pure politicamente rilevante – infine sentire. Un ascolto attento, voluto, desiderato. solo così la farina silenziosa della notte potrà raccontarti qualcosa.

luglio 23, 2017

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Immobili un giorno

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– Poesie –

 

immobiliImmobili un giorno,
sotto un albero,
non lo sapevamo:
tutte le foglie parlano,
si raccontano
notizie di altri alberi,
storie della patria,
degli alberi,
alcuni ricordano ancora
la sagoma guardinga
del leopardo
che incrociava fra i propri rami,
come rigida
nebbia,
altri ricordano
la tempesta di neve,
lo scettro
del tempo tempestoso.
Dobbiamo
lasciar parlare
non soltanto
la bocca degli alberi,
ma tutte le bocche,
tacere, tacere nel vortice
del canto innumerevole.
Nulla è muto sulla terra:
chiudiamo
gli occhi
e ascoltiamo
cose che scivolano,
creature che crescono,
scricchiolii
di legno invisibile,
e poi
il mondo,
terra, celesti acque,
aria,
tutto
suona
a volte come un tuono,
altre volte
come un fiume remoto.
Tranquillità, riposo
di un minuto, di un giorno,
dalla tua profondità estrarremo
metalli,
dalla tua apparenza muta
uscirà la luce sonora.
Così sarà l’azione purificata.
Così diranno gli uomini, senza saperlo,
l’opinione della terra.

P. Neruda, Ode alla tranquillità

Nota di Marilena Lucente: La voleva così la poesia Neruda. Che parlasse a tutti, capace di parlare di tutto. le cose e i sentimenti, gli uni mai disgiunti dagli altri, descrizione e riflessione. niente metafore, in questi testi almeno. puro osservare, puro cantare. Tutto si tiene, macrocosmo e microcosmo, mondo e anima, alto e basso, oscurità e luce, vita e morte. equilibri delicatissimi. come nella prima strofa di questa ode: Il cielo/ in alto,/ sotto/ un rumore/ di rosa secca, / scricchiolano piccole cose, passano/ insetti come numeri:/ è la terra,/ di sotto/ lavorano/ radici,/ metalli,/ acque,/ penetrano / il nostro corpo, /germinano in noi.

luglio 23, 2017

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Cuore verde

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– Poesie –

 

carciofoIl carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero,
ispida edificò una piccola cupola,
si mantenne all’asciutto sotto le sue squame,
vicino al lui i vegetali impazziti si arricciarono,
divennero viticci,
infiorescenze commoventi rizomi;
sotterranea dormì la carota dai baffi rossi,
la vigna inaridì i suoi rami dai quali sale il vino,
la verza si mise a provar gonne,
l’origano a profumare il mondo,
e il dolce carciofo lì nell’orto vestito da guerriero,
brunito come bomba a mano,
orgoglioso,
e un bel giorno,
a ranghi serrati,
in grandi canestri di vimini,
marciò verso il mercato a realizzare il suo sogno:
la milizia.
Nei filari mai fu così marziale come al mercato,
gli uomini in mezzo ai legumi coi bianchi spolverini erano i generali dei carciofi,
file compatte,
voci di comando e la detonazione di una cassetta che cade,
ma allora arriva Maria col suo paniere,
sceglie un carciofo,
non lo teme,
lo esamina,
l’osserva contro luce come se fosse un uovo,
lo compra,
lo confonde nella sua borsa con un paio di scarpe,
con un cavolo e una bottiglia di aceto finché,
entrando in cucina,
lo tuffa nella pentola.
Così finisce in pace la carriera del vegetale armato che si chiama carciofo,
poi squama per squama spogliamo la delizia e mangiamo la pacifica pasta
del suo cuore verde.

P. Neruda

Nota di Marilena Lucente: un guerriero dal cuore tenero, il carciofo. Una attenzione che sa di attrazione per la realtà, per gli oggetti semplici, quella di Neruda. suo il insegnamento a cercare, con ostinazione, poesia in ogni cosa. Soprattutto ogni cosa che sa di pace come questo carciofo che tra tante velleità, dopo essere andato al mercato, finisce tra la spesa di Maria e si rivela quello che è. buono e pacifico.
Le odi elementari, Neruda le scrisse nel 1955, la scrittura è infatti matura e tesa indipendentemente dall’oggetto che canta, sono un invito a guardare la Natura.

luglio 23, 2017

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Io qui non vengo a risolvere nulla

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– Poesie –

 

odeSia pace per le aurore che verranno
Pace per il ponte, pace per il vino,
Pace per le parole che mi frugano più dentro
E che dal mio sangue risalgono
Legando terra e amori
Con l’antico canto;
E sia pace per la città all’alba
Quando si sveglia il pane.

Pace per il fornaio e i suoi amori,
Pace per la farina,
Pace per tutto il grano che deve nascere.

Nessuno pensi a me.

Pensiamo a tutta la terra, battendo
Dolcemente le nocche sulla tavola.

Io non voglio che il sangue
Torni a inzuppare il pane,
I legumi, la musica: ed io
Voglio che
Vengano con me
La ragazza, il minatore,
L’avvocato, il marinaio,
Il fabbricante di bambole e che
Entrino
Con me in un cinema e che escano a bere
Con me il vino più rosso.

Io qui non vengo a risolvere nulla.
Sono venuto solo per cantare
E farti cantare con me.

P. Neruda, Ode alla pace

Nota di Marilena Lucente: La poesia è sempre, per Neruda, esperienza di pace. Non può molto, se non cercare e cantare la bellezza mentre nel mondo infuria la follia della guerra. Come sempre nelle Odi, Neruda parte da un oggetto concreto – qui il pane – e lo racconta. Il pane che si sveglia all’alba, come un uomo, come un bambino. Sia pace al pane appena sveglio e al fornaio, e giù, ancora in fondo, sino a salutare il grano che deve nascere. Questa è la poesia: raccogliere i piccoli dettagli della semplice vita. E scoprirla immensa. Nel pane, nel chicco di grano. Ma c’è la guerra. Neruda scrive lontano dal suo paese, dalle sue radici. Il sangue che insanguina il pane. Chi può volere tutto questo? Chi permette che accada? Il mondo ha bisogno di altro, il mondo ha sete di altro. Come quel vino più rosso che si vorrebbe bere tutti insieme all’uscita del cinema.

L'immagine può contenere: 1 persona, fiore, pianta, natura e spazio all'aperto

luglio 7, 2017

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Sarai tu

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– Poesie –

 

sarai tuSarà un cielo chiaro.
S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.
I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.

Sarai tu – ferma e chiara.

C. Pavese

giugno 6, 2017

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Dove sono le tue mani ed il tuo naso

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– Canzoni –

 

E vivrò, sì vivrò
tutto il giorno per vederti andar via
fra i ricordi e questa strana pazzia

siamo angeli
che cercano un sorriso
non nascondere il tuo viso
perché ho sete, ho sete ancora

Tu dimmi quando, quando
dove sono le tue mani ed il tuo naso
verso un giorno disperato
ma io ho sete
ho sete ancora

massimo

giugno 6, 2017

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Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio

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– Poesie –

 

Tutto quello che valichi e rimuovi
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è stato e ancora è, tutto quello che cancellerai in un colpo
di sera, di mattina, d’inverno, d’estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali – tutto resterà sempre con me.

© Josif Aleksandrovič Brodskij , Verso il mare della dimenticanza

(1940 – 1996), poeta, saggista e drammaturgo russo naturalizzato statunitense

ph © Montecino Marcelo

 

maggio 27, 2017

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Difendere l’allegria

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– Poesie –

 

allegriaDifendere l’allegria come una trincea
difenderla dallo scandalo e dalla routine
dalla miseria e i miserabili
dalle assenze transitorie
e le definitive
difendere l’allegria come un principio
difenderla dallo stupore e dagli incubi
dai neutrali e dai neutroni
dalle dolci infamie
e dalle gravi diagnosi
difendere l’allegria come una bandiera
difenderla dal fulmine e la malinconia
dagli ingenui e le canaglie
dalla retorica e gli arresti cardiaci
e dalle endemie e dalle accademie

difendere l’allegria come un destino
difenderla dal fuoco e dai pompieri
dai suicidi e dagli omicida
dalle vacanze e dall’oppressione
dall’obbligo di essere allegri

difendere l’allegria come una certezza
difenderla dall’ossido e dalla rogna
dalla famosa patina del tempo
dalla trascuratezza e dall’opportunismo
dai ruffiani della risata

difendere l’allegria come un diritto
difenderla da dio e dall’inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai cognomi e dalle compassioni
dall’azzardo
e anche dall’allegria.

Mario Benedetti

maggio 27, 2017

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Complice

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– Poesie –

 

compliceTutti abbiamo bisogno talora di un complice,
qualcuno che ci aiuti a usare il cuore.
Che ci aspetti orgoglioso nelle vecchie stanze,
che denudi il passato e disarmi il dolore.

Prodigioso/unico/padrone del suo silenzio.
Qualcuno rimasto nel quartiere dove nascemmo o
che perlomeno si accolli i nostri rimpianti
finché la coscienza non apponga il suo perdono.

Complice dell’immaginario ci difende dal mondo,
dalla sciabolata del raggio e dalle fiamme del sole.
Tutti abbiamo bisogno talora di un complice,
qualcuno che ci aiuti a usare il cuore.

Mario Benedetti, Complice