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Lei ha la forma delle mie mani

febbraio 20, 2018

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– Poesie –

 

Lei è in piedi sulle mie palpebre
E i suoi capelli sono nei miei,
Lei ha la forma delle mie mani,
Lei ha il colore dei miei occhi,
Lei è sprofondata dentro la mia ombra
Come una pietra sopra il cielo.
Lei ha sempre gli occhi aperti
E non mi lascia dormire.
I suoi sogni in piena luce
Fanno evaporare i soli,
Mi fanno ridere, piangere e ridere
Parlare senza avere niente da dire.

P. Eluard, L’Innamorata

innamorata

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E’ la crepa che fa preziosa la porcellana

febbraio 20, 2018

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– Poesie –

 

Canto Kalì canto la crepacrepa
che fa più ornata la porcellana
che fa pregiata la slogatura
che rende la caduta umana

canto l’errore e il disonore
canto ciò che non è edificante
canto la crepa che rende brillante
la giornata senza sole

il vortice canto e la big babol
l’energia quella che vola
l’allegria quella che scoppia
la risata che consola

la caduta e l’ipocondria
e ogni tipo di bugia
(quella detta per ferire
quella detta per guarire)

canto la crepa della faccia
la ruga che vince la vanità
il capillare che si incrina
lo scacco matto alla regina

F. Genti, ballata della crepa

Nota di Marilena Lucente: è la crepa che fa preziosa la porcellana, quella stessa che vince l’immobilità e la vanità, e che, ancora, ci rende umane, vive, appassionate.

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Ci sono tanti modi di insegnare

febbraio 7, 2018

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– Poesie –

 

insegnaC’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

D.Dolci. C’è chi insegna

Nota di Marilena Lucente: credo che nella poesia ci siano più insegnamenti che in un libro di pedagogia. Ci sono tanti modi di insegnare, e di guidare gli altri come fossero cavalli. Poi c’è un altro passo, un altro modo. Ed è quello che a me piace di più. Ciascuno cresce solo se sognato.

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Non me ne divido mai

gennaio 30, 2018

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– Poesie –

 

Il tuo cuore lo porto con me.
Lo porto nel mio
Non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me,
la fai anche tu, mia cara.
Non temo il fato
perché il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perché il mio,
il più bello, il più vero sei tu.
tu sei quel che luna sempre fu
e quel che un sole sempre canterà sei tu
Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l’anima spera,
e la mente nasconde.,
Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me,
lo porto nel mio.

E. E. Cummings, Il tuo cuore lo porto con me

Nota di Marilena Lucente:  Cummings, questa volta portato dal film “In her shoes”.

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Checché ne dicano saggi e stolti, tutto è bene

gennaio 30, 2018

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– Poesie –

 

Stando all’infinito come sta al tempo,
amore non iniziò più di quanto finirà;
dove nulla è respirare, vagare, nuotare
amore è l’aria l’oceano e la terra
(gli amanti soffrono? ogni divinità
che superba discende s’incarna nel mortale:
gli amanti sono felici? loro minima gioia è
un universo nato da un desiderio)
amore è voce sotto ogni silenzio,
la speranza che non ha contrario in paura;
una forza sì forte che pure potenza è debole:
la verità che vien prima del sole dopo le stelle
– gli amanti amano? al cielo allora l’inferno.
Checché ne dicano saggi e stolti, tutto è bene

E. E. Cummings, Stando all’infinito come si sta al tempo

Nota di Marilena Lucente: Questo autore che fa poesia parlando, utilizzando le parentesi e punti interrogativi. Per domande destinate a rimanere senza risposta. Ancora immagini, cieli e abissi. la poesia è un viaggio.

tutto è bene

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Il tuo sguardo più insignificante facilmente mi schiude

gennaio 30, 2018

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– Poesie –

 

Là dove non sono mai stato, piacevolmente oltre
ogni esperienza, i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel tuo gesto più delicato ci sono cose che m’imprigionano,
o che non posso toccare perché mi sono troppo vicine

il tuo sguardo più insignificante facilmente mi schiude
sebbene io mi sia chiuso come le dita di una mano,
tu mi apri sempre facilmente petalo per petalo come la Primavera apre
(sfiorando abilmente, misteriosamente) la sua prima rosa

o se il tuo desiderio sia chiudermi, io e
la mia vita ci chiuderemo di scatto meravigliosamente, improvvisamente,
come quando il cuore di questo fiore s’immagina
la neve scendere con cautela ovunque;
niente di tutto ci che sperimenteremo in questo mondo è pari
alla forza della tua intensa delicatezza: la cui trama
mi costringe nel colore delle sue terre,
rendendo omaggio alla morte e al per sempre ad ogni fiato

(non so cosa sia di te che chiude
e apre; solo qualcosa mi dice
che la voce dei tuoi occhi è più profonda di tutte le rose)
nessuno, nemmeno la pioggia, ha mani tanto piccole.

E.E. Cummings, Là dove non sono mai stato

Nota di Marilena Lucente: America, avanguardia, scrittura irregolare nella metrica, visoni. Prende il più semplice e persino il più logoro elemento della letteratura romantica e incomincia a parlare. Di quello, solo di quello:

“Il tuo cuore o porto come me, lo porto nel mio, non me ne divido mai”.

Oppure:

“Fidati del tuo cuore se il mare prende fuoco e vivi per amore anche se le stelle camminano all’indietro”.

In questa lunga poesia, ogni verso ha dentro un’altra poesia, una immagine che sprofonda dell’immaginazione, nella fantasia, e non si può spiegare.
Come sarà, ad esempio il silenzio di quegli occhi? e la voce più profonda di tutte le rose. Dove sono ora quelle piccole mani della pioggia? Forse non abbiamo mai fatto caso a niente di tutto questo. ma adesso che leggiamo, sappiamo di cosa il poeta sta parlando.

schiude

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Non si trasportano altrove radici

gennaio 24, 2018

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– Poesie –

 

I
Il roseto respira leggero
accanto alla finestra degli addii.
Ignora, da innocente, il tradimento.
È in vendita la casa.
Non si trasportano altrove radici.
Nemmeno, forse, l’anima.
Nove boccioli nuovi si preparano
rossi, per il nuovo padrone.

II
Nell’ultima notte della casa
il tronco dell’abete è puro argento.
Eppure non c’è luna, non c’è luna.
Di forza interna le scaglie scintillano.
Anche il Soratte sembra puro argento.
Fra gli ultimi gigli e le fiorenti ortiche,
io sola opaca, fiore mancato,
fantasma con valigie.

III
Mi avveniva di accendere il camino
pensando a lei nel freddo della tomba.
Anche le stelle mi sembra di accendere
perché ovunque si trovi la rischiarino.
E ogni giorno lei mi contraccambia
piccolissimi doni.
Il pettirosso giunto questa notte
porta messaggi in codice.

IV
Anomali vascelli queste nuvole
Senz’ancora né ciurma.
Esagera il poeta le metafore.
Sa che portano altrove.
La rosa ha cento palpebre, sappiamo.
Dopo Rilke è difficile dirlo.
Ma non sapevo che per tante palpebre
centuplicato risultasse il pianto.

V
Caronte pesa l’anima dei morti
e anch’io ne so il peso:
quello che curva questa notte i tralci
dell’ibisco piantato da lei.
Io le avevo promesso, come Enea,
di rifondare la casa perduta.
Meglio affidare i penati e le ceneri
alla pietà del vento.

M. Spaziani, L’ultima notte del Soratte

Nota di Marilena Lucente: una poesia che assomiglia a un racconto, questa di Maria Luisa Spaziani. Un momento che a tanti è capitato di vivere: dover mettere in vendita la casa di famiglia quando i genitori non ci sono più. Un tradimento, scrive la poetessa. Aveva promesso a sua madre che non sarebbe accaduto. E’ l’ultima notte in quella casa. Guarda i fiori del giardino, i nuovi boccioli che stanno per nascere – come sulle nostre piante adesso che gennaio sta per finire – guarda quello che dovrà lasciare, riconosce la verità: Non si trasportano altrove radici. Nemmeno, forse, l’anima. Eppure, recita l’ultima strofa, c’è chi ci riesce: Enea, ad esempio, si era messo in viaggio portandosi dietro una città. Succede di dover lasciare quello che si ama, di andare via amando. Sperando nella pietà del vento.

radici

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Voleva la poesia per fare la rivoluzione

gennaio 20, 2018

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– Poesie –

 

io non ho dettoIo non ho detto loro di te
ma essi videro che ti lavavi nelle mie pupille
io non ho parlato loro di te
ma essi ti hanno letto nel mio inchiostro e nei miei fogli
L’amore ha un profumo
non possono non profumare i campi di pesco.

Nizar Qabbani

Nota di Marilena Lucente: Attraversa tutto il Novecento questo poeta siriano che volle, con i suoi versi, cercare parole per dire l’amore e l’eros nel mondo arabo. Territorio impervio, abitato dal silenzio e da rigide prescrizioni morali.
Voleva la poesia per fare la rivoluzione. E rivoluzione era già non temere le parole.
Rivoluzione è trovare parole:
La luce è più importante della lanterna,
la poesia più importante del taccuino,
e il bacio più importante delle labbra.

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Le scintille trascinano

novembre 13, 2017

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– Poesie –

 

voltoHo visto il tuo volto attorno alla casa dipinto su ogni ramo,
mi sono scrollato l’aurora dalle spalle e ho iniziato la ricerca: è venuta?
Ho domandato alla rugiada sui rami, ho domandato al sole se avesse letto
i tuoi passi, dove la notte ti aveva vista, come si erano incamminati
accanto a te i fiori della casa e gli alberi.
Quasi disgiungo i miei giorni e me stesso:
là è il mio sangue e qui il mio corpo – fogli
che le scintille trascinano tra le rovine del mondo

Adonis, Cento poesie d’amore, n. 4

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Tra le rossastre nubi dei giorni

novembre 11, 2017

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– Poesie –

 

… tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri
come esuli pensieri
nel vespero migrar.

G. Carducci, San Martino

Nota di Marilena Lucente: 11 novembre – La nebbia agli irti colli piovigginando sale e sotto il maestrale urla e biancheggia il mare. La giornata di oggi incominciava così per centinaia, migliaia di studenti italiani: con la poesia di Carducci imparata a memoria e ripetuta per strada prima di arrivare a scuola. Ma per le vie del borgo al ribollir dei vini, dei tini… qualche parola si perdeva sempre.
Poi abbiamo smesso di imparare a memoria le poesie. e non abbiamo capito che perdita, che danno che è stato. Quanta compagnia fanno invece quei versi imparati a scuola e recitati senza capire, mischiati a un saltello, distratti tra i pensieri. Vicini ad altre poesie, ai versi di una canzone, tra mille discorsi.
Eppure “quelle poesie” lì, sempre con noi, con i loro suoni misteriosi, tra le rossastre nubi dei giorni.

irti

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