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Le scintille trascinano

novembre 13, 2017

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– Poesie –

 

voltoHo visto il tuo volto attorno alla casa dipinto su ogni ramo,
mi sono scrollato l’aurora dalle spalle e ho iniziato la ricerca: è venuta?
Ho domandato alla rugiada sui rami, ho domandato al sole se avesse letto
i tuoi passi, dove la notte ti aveva vista, come si erano incamminati
accanto a te i fiori della casa e gli alberi.
Quasi disgiungo i miei giorni e me stesso:
là è il mio sangue e qui il mio corpo – fogli
che le scintille trascinano tra le rovine del mondo

Adonis, Cento poesie d’amore, n. 4

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Tra le rossastre nubi dei giorni

novembre 11, 2017

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– Poesie –

 

… tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri
come esuli pensieri
nel vespero migrar.

G. Carducci, San Martino

Nota di Marilena Lucente: 11 novembre – La nebbia agli irti colli piovigginando sale e sotto il maestrale urla e biancheggia il mare. La giornata di oggi incominciava così per centinaia, migliaia di studenti italiani: con la poesia di Carducci imparata a memoria e ripetuta per strada prima di arrivare a scuola. Ma per le vie del borgo al ribollir dei vini, dei tini… qualche parola si perdeva sempre.
Poi abbiamo smesso di imparare a memoria le poesie. e non abbiamo capito che perdita, che danno che è stato. Quanta compagnia fanno invece quei versi imparati a scuola e recitati senza capire, mischiati a un saltello, distratti tra i pensieri. Vicini ad altre poesie, ai versi di una canzone, tra mille discorsi.
Eppure “quelle poesie” lì, sempre con noi, con i loro suoni misteriosi, tra le rossastre nubi dei giorni.

irti

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Il tempo si misura in brividi

novembre 9, 2017

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– Poesie –

 

L’anno ha sedici mesi: novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, novembre, novembre, novembre.

Henrik Nordbrandt

Nota di Marilena Lucente: il tempo non esiste. Il tempo si misura in brividi. Il tempo è l’angelo dell’uomo. Il tempo è un’illusione.
Novembre no. Novembre è una realtà.
Henrik Nordbrandt è un autore danese che ha pubblicato oltre trenta libri di poesie, le più belle raccolte in “Il nostro amore come Bisanzio”.

novembre

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Invictus

novembre 5, 2017

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– Poesie –

 

Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita. Io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima.

Invictus è una poesia scritta dal poeta inglese William Ernest Henley
Il titolo proviene dal latino e significa “non vinto”, ossia “mai sconfitto”. Fu composta nel 1875 e pubblicata per la prima volta nel 1888 nel Book of Verses (“Libro di Versi”) di Henley.

invictus

 

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Ha parole il tempo, come l’amore

ottobre 31, 2017

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– Poesie –

 

Quei tuoi capelli d’arance nel vuoto del mondo,
nel vuoto dei vetri grevi di silenzio e
d’ombra dove con nude mani cerco i tuoi riflessi,

chimerica è la forma del tuo cuore
e al mio desiderio perduto il tuo amore somiglia.
O sospiri di ambra, sogni, sguardi.

Ma non sempre sei stata con me, tu.
La memoria mia oscurata è ancora d’averti vista giungere
e sparire. Ha parole il tempo, come l’amore.

P. Eluard, Poesie

la traduzione è di Franco Fortini

Nota di Marilena Lucente: il surrealista Paul Eluard inventa forme e colori. La chimerica forma del cuore, ad esempio. riusciamo a immaginare cos’è, anche se non ci avevamo mai pensato prima.
Come i sospiri d’ambra. concreto, astratto, pesante, leggero, trasparente, colorato: in questa similitudine c’è tutto.
Si incomincia con un’immagine definita – i capelli d’arance – ci si perde in un desiderio e in un amore perduto.
Ha parole il tempo, come l’amore. E non è forse abitata dal tempo ogni scrittura? Poesie, racconti, romanzi: non sono fatti tutti di tempo?

ha parole il tempo
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Quando muore un poeta gli uccelli hanno una traiettoria in meno tra quelle possibili

ottobre 3, 2017

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– Poesie –

 

Quando muore un poeta
al mondo c’è meno luce,
per vedere le cose.
Quando muore un poeta
gli uccelli hanno una traiettoria in meno
tra quelle possibili,
e non se ne accorgono.
Quando muore un poeta
il male sorride
felice
di aver perso un avversario.
Quando muore un poeta
la mia vita è più piccola
la mia speranza più lieve.

A. Merini, Quando muore un poeta

poeta

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Chiamò a raccolta le maree oceaniche

settembre 11, 2017

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– Poesie –

 

Si sappia insomma che verso metà secolo
la terra ebbe un sussulto e si decise
a fare il meglio che poteva fare
per una volta, forse per l’ultima volta.

Chiamò a raccolta le maree oceaniche,
i venti più famosi delle montagne,
i metalli preziosi, i fiori rari,
il Nilo, il Gange, il Plata, il Mississippi,
i ghiacciai e i deserti e i pachidermi,

e non sapendo che farsene di un tutto
tanto imponente e tanto imbarazzante,
chiese al primo dormiente che passava
per il lago del sogno universale
come vedeva lui la perfezione.

Lo chiese a me, e così fece te.

J. Rodolfo Wilcock

 

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Fatti vedere nella tua nudità

settembre 11, 2017

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– Poesie –

 

rodolfoFatti vedere nella tua nudità,
il mondo ha questo bisogno di bellezza
per diradare i pensieri cattivi
che sono sempre dei pensieri vestiti,
rendi visibile la sublimità
senza badare se desta scalpore:
non cadrà il firmamento quando cadranno
le tue mutande e la tua camicetta,
soltanto nei paesi freddi gli dei
portavano questi indumenti. Poi,
in questo Olimpo da te scelto a dimora
con tutt’e nove i colli dell’Urbe ai piedi
verrà eretto un palazzo pieno di specchi
e in ogni specchio una tua immagine riflessa,
e lì terranno le cerimonie di Stato,
i congressi, gli esami di maturità,
alla presenza della verità nuda.

Juan Rodolfo Wilcock

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Un infinito vedere il mondo e le sue impercettibili trasparenze

settembre 9, 2017

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– Poesie –

 

C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.
Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un’erba che so
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.
Ascolti.
Le parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.

C. Pavese, Estate

Nota di Marilena Lucente: L’estate, ha scritto Pavese, è la stagione in cui si cresce di più. Si cresce dentro l’infanzia sconsiderata, dentro il tempo che sembra dilatarsi, tra le avventuro lungo il fiume e la campagna che matura.
A questa stagione Pavese ha dedicato la raccolta di romanzi brevi, “La bella estate”, e questa poesia che fa parte di un trittico – Mattina e Notturno – nel libro “Lavorare stanca”
Incomincia con il giardino chiaro, la luce “che sa si mare”, una luce che ha un sapore, una luce che ricorda l’acqua, è c’è lei, “il prodigio d’aria”, i suoi movimenti senza rumore – respirare l’erba, toccarsi i capelli – e il suo viso. Tutta l’attenzione del poeta sul viso di lei. Anche i suoi occhi conservano un sapore, lo stesso del caldo ricordo. Le sensazioni si avvicendano come onde: sapore, calore, immagini piene di luce. Tatto, vista, gusto, olfatto. In poesia si chiama: sinestesia, questo avvicinare in modo inatteso le sensazioni. Dei cinque sensi ne manca uno. Questa poesia è senza suoni e senza parole. Manca l’udito.
“Hai nel viso un silenzio che preme il cuore”. Non arrivano le parole, ma la loro assenza che produce un effetto concreto, un tonfo nel cuore. Basta niente per richiamare il passato, per rivederlo nella goccia di un frutto.
E’ tutta fatta di occhi, la poesia di Pavese, un infinito vedere il mondo e le sue impercettibili trasparenze.

estate

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Via vai incessante dalla goccia al mare

settembre 9, 2017

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– Poesie –

 

L’amore è diverso
da quello che credevo,
più vicino a un’ape operaia
a un tessitore
che a un acrobata ubriaco,
più simile a un mestiere
che a un sentire.
Io amavo
un po’ con la memoria astrale
e un po’ con giustizia poetica,
ma l’amore
è più vicino a una scienza
che a una poesia,
ha delle sue regole di risonanza
e altre di respingenza,
ha angoli di incidenza
per profili alari e luce,
ma non ha regole per il buio
e l’assenza di ali.
L’amore è molto simile
all’insonnia,
non devi soffrirla
solo ospitarla,
lasciare che ti squassi
faccia di te un sistema nervoso
senza isolamento,
una corda tesa
di strumento musicale ignoto.
Essere temi musicali
non è una vocazione
ma una disciplina di spoliazione,
è farsi ossi
limati
dalle onde
goccia che si disfa
nel galoppante mare.

Chandra Livia Candiani, Fatti vivo

Nota di Marilena Lucente: La vita non è che questo continuo imparare e disimparare, desiderare le cose facili, imbattersi in quelle difficili, entrare in un posto, in un giorno, in uno sguardo e uscire diversi. L’amore, scrive la poetessa, è tutto questo, ma molto molto di più. è essere corda tesa di uno strumento musicale ignoto. trasformazione continua, oscillazione, via vai incessante dalla goccia al mare.

via vai

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