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Un infinito vedere il mondo e le sue impercettibili trasparenze

settembre 9, 2017

Poesie

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– Poesie –

 

C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.
Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un’erba che so
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.
Ascolti.
Le parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.

C. Pavese, Estate

Nota di Marilena Lucente: L’estate, ha scritto Pavese, è la stagione in cui si cresce di più. Si cresce dentro l’infanzia sconsiderata, dentro il tempo che sembra dilatarsi, tra le avventuro lungo il fiume e la campagna che matura.
A questa stagione Pavese ha dedicato la raccolta di romanzi brevi, “La bella estate”, e questa poesia che fa parte di un trittico – Mattina e Notturno – nel libro “Lavorare stanca”
Incomincia con il giardino chiaro, la luce “che sa si mare”, una luce che ha un sapore, una luce che ricorda l’acqua, è c’è lei, “il prodigio d’aria”, i suoi movimenti senza rumore – respirare l’erba, toccarsi i capelli – e il suo viso. Tutta l’attenzione del poeta sul viso di lei. Anche i suoi occhi conservano un sapore, lo stesso del caldo ricordo. Le sensazioni si avvicendano come onde: sapore, calore, immagini piene di luce. Tatto, vista, gusto, olfatto. In poesia si chiama: sinestesia, questo avvicinare in modo inatteso le sensazioni. Dei cinque sensi ne manca uno. Questa poesia è senza suoni e senza parole. Manca l’udito.
“Hai nel viso un silenzio che preme il cuore”. Non arrivano le parole, ma la loro assenza che produce un effetto concreto, un tonfo nel cuore. Basta niente per richiamare il passato, per rivederlo nella goccia di un frutto.
E’ tutta fatta di occhi, la poesia di Pavese, un infinito vedere il mondo e le sue impercettibili trasparenze.

estate

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