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Scendere le scale dando il braccio all’assenza

agosto 19, 2017

Poesie

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– Poesie –

 

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

E. Montale, Ho sceso, dandoti il braccio

Nota di Marilena Lucente: Appartengo alla generazione, forse l’ultima, la penultima, che ha imparato le poesie a memoria a scuola. Nessuno immagina quanto quei momenti di cantilena ripetuta nella testa, saltellando, prima di andare a dormire, torneranno utili nella vita.
Nessuno immagina quanta compagnia fanno, nel tempo, le poesie imparate a memoria.
Questa qui, ad esempio, Montale la dedica a sua moglie Mosca (la chiamava affettuosamente così per via degli occhiali scuri, nei versi sono richiamate le pupille offuscate) racconta l’esperienza della morte, il vuoto ad ogni passo, il vuoto nel più comune e ripetuto dei gesti. Scendere le scale. Un milione di volte. Perchè spesso è la perdita la misura dell’amore. Questa poesia aiuta quando i pensieri vanno a chi non c’è più, quando i viaggi continuano senza. Quando si scendono le scale dando il braccio all’assenza, alla mancanza. E’ una poesia fatta di gesti, e di occhi da non dimenticare. Le sole vere pupille.

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